DDW: dopo aver incontrato l'autore de "Il canapaio 2" direttamente al susplash e aver letto l'ultimo suo lavoro "Canapicoltura indoor", ho deciso di rendere disponibile on line per tutti voi questo meraviglioso libro sulla coltivazione della canapa. Un ringraziamento a Franco Casalone per la simpatia dimostrateci molto particolare........ E la letteratura sulla canapa nella nostra lingua continua ad aumentare........
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Il "Canapaio" è disponibile in »http://Shop.Mariuana.it
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Produzioni Shambu
In collaborazione con il Centro Culturale Canapa
Terricciola - Pisa 333 21 52 224
INDOOR:QUANDO E PERCHÉ
Prima parte: Elementi di crescita
Luce
Aria & Temperatura
Terreno & Contenitori
Acqua
Fertilizzanti
Tempo
Seconda parte: Attuazione dei lavori
Preparazione di ambienti
Tre esempi di coltivazioni
Materiali e strumenti necessari
Scelta di varietà
Semina-Emergenza
Crescita vegetativa
Determinazione del sesso
Piante Madri
Preparazione delle Talee
Fioritura
Sinsemilla
Ermafroditismo
Raccolta
Essicagione - Conservazione
Raccolta continua
Doppio raccolto
Crescita indoor- fioritura outdoor
Parassiti & malattie
Controlli
Coltivazione Idroponica
Schema riassuntivo dati tecnici
Appendice
Produzione semi
Mantenimento caratteri varietali
Ibridazione -creazione di nuove varietà
Derivati
Bibliografia
In onore del popolo Afghano, senza la cui sapiente selezione nel tempo delle migliori varietà di cannabis, oggi la coltivazione "indoor" non sarebbe possibile.
Innanzitutto devo dire che la cannabis è una pianta, un essere vivente,
e come tutti gli esseri vorrebbe poter crescere liberamente, in pieno sole e
in mezzo agli altri esseri di questo mondo.
Purtroppo nel secolo passato degli uomini hanno avuto
la pretesa di stabilire, in modo del tutto arbitrario, cosa era da mantenere
e cosa da eliminare dalla creazione. Sono arrivati a imporre accordi in quasi
tutti i paesi del mondo, in cui si prospettava la totale sparizione di alcune
specie vegetali, chiamate per l'occasione "droghe", con la creazione
del pensiero nella gente che "droga" è il demonio.
Naturalmente questi "uomini" difendevano i
loro interessi privati, arrivando ad inventare le bugie più ignobili
per mascherare il loro operato, ma avevano il potere sui mezzi di informazione,
e non vergognandosi di ricorrere alla violenza pur di imporre il loro volere,
sono quasi riusciti nei loro loschi intenti.
Oggi siamo nella situazione assurda che la cannabis, coltivata per millenni
in tutto il mondo, una delle primissime piante di cui l'uomo si è servito,
che ha permesso ed ha avuto tanta parte in quella che chiamiamo "civilizzazione",
una pianta che in tante culture è considerata un dono divino, sia perseguitata
in quasi tutto il mondo. Come si può criminalizzare un vegetale?
Questa situazione di persecuzione, sia della pianta
che di chi ne fa uso (in certi paesi esiste la pena di morte per il semplice
possesso di minime quantità, e comunque la repressione è pesante
ovunque), ha fatto sì che alcune persone, che non accettavano questa
imposizione ingiusta, abbiano deciso di continuare a coltivare cannabis, ma
prendendo delle precauzioni per la propria sicurezza personale.
La coltivazione indoor della cannabis è nata
negli stati uniti, paese in cui è nato il proibizionismo, paese che ha
obbligato gli altri stati a diventare proibizionisti verso le sostanze decise
arbitrariamente, e che ha sviluppato un apparato repressivo terrificante e brutale.
Per evitare di essere scoperti, e di avere le vite rovinate senza aver fatto
male a nessuno, si provarono tutti i modi possibili per poter coltivare la cannabis,
nascondendola al "potere".
Con lo svilupparsi di una tecnologia spietata
(rilevamenti aerei, ad infrarossi, satellitari, ecc.), il pericolo diventò
troppo grande e si cercarono nuovi sistemi di coltivazione. In un ambiente chiuso
le possibilità di essere visti si riducono enormemente.
Altri vegetali venivano già fatti crescere in ambienti creati artificialmente.
Si provò dunque a far crescere la cannabis avvalendosi di queste esperienze,
e i risultati furono incoraggianti.
Nella metà degli anni '70 l'Olanda, dando prova
di civiltà e saggezza, decise di provare a non considerare la cannabis
come il diavolo. L'Olanda è un paese freddo, dove la cannabis in pieno
campo stenta ad esprimere tutto il suo potenziale; gli olandesi sono maestri
della coltivazione in serre di fiori e vegetali in genere. Avvalendosi della
loro grande esperienza in questo campo, ripresero e perfezionarono le tecniche
utilizzate dai "guerriglieri" americani (perché di guerra si
tratta) e giunsero in poco tempo a creare una serie di varietà di cannabis
perfettamente adattate alla coltivazione in ambiente artificiale, con una qualità
eccezionale, in grado di competere con successo con le migliori conosciute.
Purtroppo la coltivazione in interni ha costi elevati, e le
uniche produzioni convenienti sono quella di infiorescenze femminili con un'alta
percentuale di resina, per utilizzi medicinali, salutistici o ricreativi, e
la produzione di sementi selezionate e di talee. Oltre al lavoro di ricerca
che può essere fatto per lo studio della pianta.
Proprio per il motivo dei costi, perché non risultino troppo elevati
rispetto alla resa finale, bisognerà cercare di realizzare la massima
quantità di raccolto, con la migliore qualità, nel minor tempo
possibile.
La coltivazione indoor nasce dunque per difesa al proibizionismo,
ma ben presto ci si rese conto che in certe situazioni offriva numerosi vantaggi:
-Per primo il già accennato minor rischio che
le piante vengano viste da chi non dovrebbe. Anche in caso di situazioni non
proibizioniste, delle meravigliose sommità fiorite di cannabis potrebbero
far gola a chiunque, il loro valore in ogni caso essendo elevato (in caso si
mostrasse un poco di saggezza, eliminando il proibizionismo delle sostanze,
il costo potrebbe comunque diminuire, non essendo più legato il fattore
"rischio" al prezzo del prodotto).
-Chi vive in un centro urbano spesso non dispone nemmeno
di un fazzoletto di terreno o di un luogo soleggiato; l'aria è spesso
impregnata di sostanze nocive, agli esseri umani e alle piante; la luce del
sole si confonde con l'illuminazione elettrica notturna. La possibilità
di allestire un ambiente chiuso in cui le piante possano crescere senza problemi
è sicuramente da considerare.
-C'è poi il grosso vantaggio di non dipendere
dalle stagioni: si può seminare, fare talee, raccogliere sommità
mature in qualunque periodo dell'anno.
-Il raccolto non sarà più uno soltanto,
ma nel corso dell'anno si potranno avere da un minimo di tre raccolti a, con
un poco di organizzazione, cinque-sei raccolti l'equivalente di un raccolto
continuo).
-I tempi per la creazione e la stabilizzazione di nuove varietà
saranno ridotti enormemente rispetto alla coltivazione in esterni.
-Ci potrà essere la sicurezza assoluta del patrimonio
genetico della se mente ottenuta, mentre all'aperto c'è sempre la possibilità
che arrivi, portato dal vento, polline di origine sconosciuta.
-Il controllo (e la responsabilità) dell'ambiente
è totale. Ciò significa poter garantire alle piante le migliori
condizioni per le loro esigenze del momento. Q!:lesto si tradurrà in
una qualità facilmente superiore rispetto ad una pianta che abbia dovuto
attraversare una stagione a volte sfavorevole o avversità di qualunque
genere.
-Da ultimo, ma non da trascurare, la gioia che si può
provare nel veder crescere e nel respirare giorno per giorno degli esseri viventi
che altro non chiedono se non di poterci essere amici e sollevarci un poco dal
male di questo mondo
Il fatto che si sia responsabili di tutti i fattori
di crescita delle nostre piante, significa che é necessario un controllo
costante. La coltivazione indoor non lascia spazio all'improvvisazione:
se viene trascurato un qualunque fattore, oppure ci si cerca di arrangiare con
materiali di recupero, se si pensa che le piante potranno essere abbandonate
per più di 2-3 giorni, oppure che si può fare a meno di alcune
delle operazioni colturali necessarie, se si ha fretta o al contrario si è
troppo pigri, se non si sa esattamene quello che si sta facendo e non si conoscono
appieno i prodotti che si stanno adoperando, quasi sicuramente si avrà
un raccolto misero e di qualità scadente.
Nonostante l'erba indoor possa riuscire di una qualità
superiore alla maggioranza dei raccolti fatti in esterni, per me rimane un ripiego.
Come ho detto all'inizio la canapa sarebbe (ed é!) contenta di poter
crescere libera e in pieno sole, sotto gli occhi di tutti e senza essere infamata
da tante menzogne sul suo conto.
PRIMA PARTE ELEMENTI DI CRESCITA
LUCE
Per la coltivazione in interni (indoor) la luce è
l'elemento principale da considerare, dovendo, a differenza degli altri elementi,
sostituire completamente la fonte naturale in questo caso il sole.
La composizione dello spettro solare è molto
più estesa di quella di qualunque lampada esistente. Le piante di canapa
avranno esigenze diverse in qualità di illuminazione durante la loro
vita, quindi si dovranno usare diversi sistemi di illuminazione artificiale,
a seconda del momento di crescita. Attualmente le lampade più usate sono
quelle al neon per l'inizio della crescita e la radicazione delle talee, agli
ioduri metallici e/o ad alta pressione di sodio per la crescita e le piante
madri, e ad alta pressione di sodio per la fioritura.
Il sole emette una luce estremamente intensa (misurabile
in lumen- fino ad oltre 150000) rispetto a quella delle lampade disponibili.
La canapa ha esigenze di luce molto alte rispetto a molti altri vegetali, ma
fortunatamente ci sono tipi di lampade che riescono a coprire bene le sue necessità.
La canapa abbisogna di una luce molto intensa dall'inizio
dello stadio vegetativo fino alla fioritura, arrivando a richiedere, per un
rapido sviluppo delle infiorescenze, un minimo di 40000 lumen per metro quadrato
(fino a 60000 -corrispondenti a circa 500-1000 lux, un'intensità superiore
non sarebbe conveniente in termini di spesa/rendimento e potrebbe addirittura
essere pericolosa): di molto inferiore a quella del sole, ma superiore a quella
misurabile in una giornata di pioggia o molto nuvolosa.
Anche la "temperatura di colore" (misurata
in gradi Kelvin, °K), praticamente il colore della luce emessa, è
importante sia diversa per le diverse fasi di sviluppo della pianta. (Il sole
in estate e a mezzogiorno crescita vegetativa- è più alto nel
cielo e la sua luce è più bianca, intorno ai 5700 °K; d'autunno
-fioritura- e all'alba e tramonto è più basso e la sua luce tende
verso il rosso, dovendo attraversare uno strato maggiore di atmosfera).
All'inizio della crescita da seme o dell'attecchimento
delle talee le piantine richiedono temperature non troppo elevate. La soluzione
migliore in questo stadio è quella di usare lampade fluorescenti (comunemente
e impropriamente dette "al neon"). Questo tipo di lampada non emette
quasi calore, ha un'intensità di emissione abbastanza elevata (paragonabile
o superiore, a parità di consumo, a quella delle lampade a ioduri metallici)
e si trova in commercio in diverse misure e colori (gradi Kelvin). Dall'inizio,
e per tutta la fase di crescita vegetativa, le piante richiederanno una luce
più verso il blu- verde dello spettro. Questo significa una "temperatura
di colore" di almeno 4000 gradi Kelvin.
Esistono tubi fluorescenti di nuova generazione con
gradazioni che vanno dai 2000 (luce giallo-rossa) ai 10000 °K (luce azzurro-verde).
I migliori arrivano a circa 100 lumen per Watt consumato.
Con i tubi fluorescenti potremo coprire molto bene le
esigenze delle nostre piante fino al momento di metterle in fioritura (al massimo
per 2 mesi, poi le piante diventerebbero troppo grandi e i neon non sarebbero
abbastanza intensi da poter illuminare convenientemente lo spazio occupato dalle
piante; il meglio sarebbe cambiare i neon dopo il primo mese, sostituendoli
con lampade a scarica), ed avremo il grosso vantaggio di poter mantenere la
fonte luminosa vicinissima alle sommità in crescita (da 2 a lO cm è
l'ideale), favorendo così la formazione di internodi molto ravvicinati
e mantenendo le piante di bassa statura.
La bassa statura delle piante coltivate indoor è
una necessità per un mucchio di ragioni, prima fra tutte per la luce:
la luce del sole ci arriva da circa 150 milioni di chilometri di distanza, un
metro in più o in meno non cambiano la sua intensità; ma l'intensità
di emissione di una lampada si misura ad un metro di distanza, per metro quadrato.
Questo significa che con l'aumentare della distanza l'intensità di illuminazione
sarà tanto minore quanto maggiore la superficie illuminata.
Se una lampada illumina ad esempio una superficie di
1x1 metri da una distanza di un metro, a due metri di distanza la stessa lampada
illuminerà 2x2 metri di superficie, vale a dire 4 metri quadrati, e se
la lampada forniva per esempio 40000 lumen, a due metri la sua intensità
sarà di: 40000:4= 10000 lumen per metro quadrato. Insufficienti per la
cannabis.
Avere dunque piante di statura superiore al metro (a
parte le piante madri) porterà soltanto a dei problemi di illuminazione
e difficoltà di crescita e fioritura.
Se i neon vanno bene per piante di piccola taglia (eventualmente
con più tubi vicini), nel caso si abbiano piante madri fioritura (vedi
oltre)l'intensità emessa dai tubi fluorescenti sarà insufficiente
in rapporto all'area illuminabile e bisognerà ricorrere a "lampade
a scarica". (In crescita saranno sufficienti 30000 lumen al metro quadro,
in fioritura ce ne vorranno 40-50000)
Le migliori per le piante madri e per la crescita vegetativa
sono quelle a ioduri metallici, che emettono una luce azzurro- bianca (4000-6000
gradi Kelvin). Queste possono sostituire i neon dalla fine delle prime tre settimane
di crescita se le piante sono nate da seme, dopo 15 giorni dalla formazione
delle radici (circa un mese dal taglio) se da talea, spesso con vantaggio (ad
es. nel caso di superfici superiori ai pochissimi metri quadrati). Queste lampade
emettono molto calore, e potrebbero bruciare o comunque danneggiare le piantine
nei primi stadi di sviluppo. Si consiglia di mantenere la cima delle piante
ad una distanza dalle lampade da 40-60 cm per una lampada da 250 W ad almeno
100-120 cm (con ventilatore) per una da 1000 W.
A parità di consumo la loro intensità
può essere simile a quella dei tubi fluorescenti, ma mentre un tubo fluorescente
consuma poche decine di watt, una sola di queste lampade può avere una
potenza di 2000 watt, con un'emissione di 220000 lumen. Una lampada con una
grande potenza potrà illuminare convenientemente una superficie abbastanza
estesa e piante di grandi dimensioni (generalmente non si utilizzano lampade
con una potenza superiore ai 1000 W).
Per la fioritura la soluzione migliore (per ora) sono
sempre lampade a scarica, ma al sodio. Queste lampade emettono una luce giallo-rossa
(intorno ai 2-3000 °K), più adatta a questo periodo di vita della
pianta. La loro intensità di emissione può essere addirittura
doppia (fino a oltre 200 lumen/watt: 130000 lumen per 600 watt di consumo) di
quella delle lampade fluorescenti o a ioduri metallici, rendendole utili anche
in caso di locali di crescita vegetativa con più lampade (soprattutto
nelle versioni "agro", che contengono più blu nello spettro
di luce emessa), in associazione a lampade a ioduri metallici. Emettono un po'meno
calore delle lampade a ioduri metallici, e quindi possono essere sistemate un
po'più vicino alle cime delle piante (da 40 a 100 cm, a seconda della
potenza della lampada). Attualmente la miglior resa in lumenl energia elettrica
consumata è data dai modelli da 600 watt. Le lampade al sodio hanno sicuramente
una maggior emissione di luce di quelle a ioduri, e quelle in versione "agro"
o "bianche" sicuramente emettono anche più blu delle lampade
di pari potenza a ioduri metallici. Ma, in fase di crescita, sembra che con
le lampade a ioduri le piante rimangano più basse, con gli internodi
più ravvicinati fra loro. Le lampade a ioduri emettono anche più
ultravioletti di quelle al sodio ( fattore che sembra stimolare una maggiore
produzione di THC). Per coltivazioni commerciali in genere si utilizzano solo
lampade al sodio, bianche e rosse.
Nuovi modelli da 600 watt al sodio, "bianchi",
contengono abbastanza blu da poter anche essere usati da soli in fase di crescita
vegetativa, al posto delle lampade a ioduri e con un rendimento in lumen superiore.
Queste lampade (agli ioduri metallici e al sodio) sono composte da un da un
bulbo (con apposito portalampada e riflettore) ed una scatola,in cui sono compresi
uno starter, un reattore ed un condensatore, il tutto per un peso di alcuni
chilogrammi. I modelli più pratici sono quelli con questa "scatola"
distante dal bulbo e spostabile (emette calore, potrà essere sistemata
dentro o fuori dall'ambiente di coltura). Spesso il blocco starter-reattore-condensatore
delle lampade al sodio funziona bene anche per quelle agli ioduri di pari potenza
(chiedere ad un elettricista di fiducia)
L'utilizzo dei tubi fluorescenti in fioritura renderebbe
questa troppo lunga, e le cime fiorite avrebbero difficoltà a crescere
al meglio.
Se si passa dai tubi fluorescenti alle lampade al sodio
direttamente, il passaggio dovrà essere graduale: nelle ultime fasi della
crescita vegetativa si accenderà la lampada al sodio distante dalle cime
(almeno 120 cm) e per brevi periodi di tempo, insieme ai tubi fluorescenti.
Contrariamente a quanto creduto dalla maggior parte
dei coltivatori,un eccesso di luce (oltre i 110000 lumen), provoca fenomeni
negativi anche gravi:
-oltre una certa intensità di radiazione si verifica un arresto dell'aumento
della fotosintesi;
-attenzione a non bruciare le piante: un flusso luminoso eccessivamente intenso
provoca fenomeni negativi di foto-inibizione, con ingiallimento delle foglie
più giovani e/o più esposte e rallentamento della crescita. Certi
prodotti del metabolismo (chinoni), assorbendo luce ultravioletta diventerebbero
deleteri per i tessuti fotosintetici (ecco perché, nel caso si volessero
trasferire piantine dall'interno all'esterno, è assolutamente necessario
abituare gradatamente le piante stesse alla luce del sole).
-l'eccesso di temperatura che accompagna l'eccesso di luce favorisce molto i
fenomeni catabolici di respirazione e soprattutto di fotorespirazione
(demolizione di sostanze idrocarbonate con liberazione di COl, con passaggi
diversi da quelli della respirazione al buio. Aumentando la temperatura da 20
a 30 gradi, la respirazione "oscura" raddoppia, mentre la fotorespirazione
aumenta di ben otto volte.
In caso di bruciatura per eccesso di luce (possibile
anche con esposizioni brevi) i tempi di ripresa saranno piuttosto lunghi (se
la pianta non muore), ed il blocco della crescita potrà avere conseguenze
sull'equilibrio del terreno. Se la sorgente di e luce sarà troppo vicina
alle cime fiorite non sarà schermata e ventilata, un eccesso
di calore farà crescere ifiori in "spighe" singole e non più
compatte.

Carenze nell'illuminazione si tradurranno invece in
tempi di crescita più lunghi, mancata ramificazione, steli esili, allungati
e poco lignificati, scarsa formazione di fiori e un misero raccolto.
Si può ipotizzare che ogni pianta in fioritura
abbia bisogno di di un'area di almeno 50x50 cm (o poco di meno) se da seme;
cm 30x30 se da talea. Sotto ad ogni lampada al sodio da 600 watt potremo sistemare
da 3x3=9 piante in vasi da 30 cm di lato, a 20-25 talee, con un 'area utilizzata
di 1,5x1,5 metri (con tubi da 130000 lumen, riflettori grandi e pareti bianche
) a specchio si può arrivare a coprire una superficie di 2x1,5 metri,
con L5-30 vasi in fioritura).
Sotto alle lampade a ioduri metallici ci saranno le
piantine in crescita, ed in questo caso all'inizio si potranno mettere i vasi
(da 15-25 cm di lato) l'uno contro all'altro.
Le piante madri occuperanno almeno un m2, fino a 4 m2.
Potremo sistemare sotto ad una lampada a ioduri metallici da 400 o 1000 watt,
o al sodio da 600 watt, da 1 a 4 piante madri.
Le lampade a scarica vengono fornite di riflettore:
più questo è di dimensioni maggiori, più aumenterà
la luce riflessa, rendendo maggiore l'area utilizzabile per ogni singola lampada.
Anche le pareti del locale potranno riflettere una considerevole
quantità di luce. Evitate di utilizzare fogli di alluminio con cui tappezzare
le pareti: l'alluminio rifletterà soltanto il 70- 75% della luce. Verniciare
le pareti con una vernice bianca non lucida aumenterà la riflessione
fino all'85-90%; pannelli di materiale riflettente, se ben applicati, possono
arrivare al 90- 95% di riflessione, ma il loro utilizzo sarà molto più
costoso che soltanto dipingere le pareti di bianco.
Per aumentare l'area illumina bile ed avere una distribuzione
della luce piùuniforme, si potranno collegare le lampade ad un braccio
mobile, azionato da un piccolo motore elettrico che lo faccia muovere lentamente,
che potrà dare alle lampade un movilento rotatorio o in linea retta,
a seconda delle esigenze (spesso quelli che si trovano in commercio sono apparecchi
costosi e di breve durata).
Con un riflettore da 120 cm di lato, le pareti bianche
e l'utilizzo di un braccio mobile si potrà arrivare a raddoppiare l'area
utilizzabile da ciascuna lampada, con un risparmio notevole di energia elettrica.
Non improvvisare: un impianto del genere deve essere installato o almeno visionato
da un tecnico.
Le piante di canapa crescono più rapidamente
se ricevono, oltre ad un adeguata illuminazione, più ore di luce giornaliere.
Dare alle nostre piante 24 ore di luce al giorno vorrà dire cercare di
farle crescere il più rapidamente possibile, e in certi casi questo è
utile. L'esperienza ha però dimostrato che oltre le 18 ore il vantaggio
è minimo e c'è il rischio di stressare troppo la pianta. Un ritmo
giornaliero di luce/buio si avvicina di più ai ritmi naturali e permette
alle piante di riposare. 18 ore sono comunque le ore di maggior durata del giorno
a latitudini quasi estreme per la canapa.
La presenza di un periodo di "notte", con
temperature inferiori al "giorno", permette la migrazione dei primi
prodotti della fotosintesi dalle parti verdi verso gli organi di accumulo e
riserva (radici, semi, frutti); se questi prodotti restassero dove la reazione
si svolge, ne rallenterebbero la velocità a darebbero luogo ad accumuli
tossici.
Con una durata del giorno di 18 ore e della notte di
6, la canapa può essere mantenuta in stadio vegetativo a volte per anni,
senza che fiorisca.
Attenzione: non cercate di alterare la durata totale dal giorno:
la somma di ore di luce e di buio deve essere sempre di 24 ore. Ogni cambiamento
di questo ciclo (ritmi circardiani) confonderà le piante e porterà
a ritardi, problemi e rese inferiori.
La fioritura avverrà tanto più rapidamente,
quanto minori saranno le ore di luce giornaliere. In natura l'allungarsi delle
notti avviene gradualmente, ma se da 6 ore di oscurità si passa a 12
ore di colpo (durata della notte in cui tutte le varietà di canapa fioriscono
e quasi tutte, ad eccezione di quelle equatoriali, maturano) la fioritura sarà
molto più veloce. Sotto le 10 ore di luce al giorno tutti i processi
di formazione di tessuti nei vegetali rallentano enormemente. 12 ore sono ideali
per la fioritura
della canapa, e corrispondono al periodo di luce solare del solstizio d'autunno.
Di estrema importanza è il mantenere il periodo
di luce/buio costante: 18 ore di luce e 6 di buio per la crescita e 12/12 ore
per la fioritura(molte varietà di cannabis, soprattutto da resina, richiedono
una notte "lunga" per fiorire). Altrettanto importante è mantenere
un'oscurità totale durante le ore di "notte". Poca luce che
potrebbe filtrare o l'accensione delle lampade fuori tempo, anche per pochi
istanti, e specialmente in fioritura, porterebbe ad uno sconvolgimento nei meccanismi
di regolazione interna delle piante, che si manifesterà spesso con fenomeni
di
ditismo.
Se, al contrario, di "giorno" dovesse mancare
la luce per breve tempo (ad es. per sostituire una lampada o per riparazioni
all'impianto elettrico) non ci saranno problemi: l'importante é che non
venga interrotto il periodo di buio.
Se, in aggiunta a questi sistemi, si ha la possibilità
che le nostre piante ricevano anche della luce dal sole, tanto meglio (ad es.
nel caso di una finestra). Ma anche il controllo della luce solare dovrà
essere rigoroso: di "notte" non dovrà filtrare neppure un raggio
di luce.

I vegetali, per il loro metabolismo, utilizzano dall'aria
ossigeno (O,soprattutto con le radici) e anidride carbonica (COz, con la parte
aerea) e emettono ossigeno. L'anidride carbonica è presente nell'aria
in una percentuale minore (0,03-0,04% contro il 21-23% dell'ossigeno). In un
ambiente chiuso le piante consumeranno rapidamente tutto il CO2 presente e tutti
i loro processi di crescita e costruzione di nuovi tessuti si arresteranno (la
pianta non muore, ma non cresce più. Il CO2 serve per la fotosintesi
clorofilliana). Per evitare che questo accada, è necessario assicurare
un ricambio d'aria costante. Ogni cinque minuti tutta l'aria presente nei locali
di crescita e fioritura dovrebbe essere sostituita da aria fresca.
La soluzione migliore è rappresentata da estrattori
d'aria per ambienti, presenti sul mercato in varie misure e potenze.
In genere l'aria in entrata proverrà dalle fessure
degli infissi, ma se si mostrasse insufficiente bisognerà provvedere
ad un ingresso per l'aria, eventualmente con un convogliatore d'aria in entrata.
Se si vive in una zona ad alto inquinamento industriale
o/e agricolo, sarà utile applicare dei filtri al convogliatore in entrata,
efficaci anche per trattenere polvere, insetti, larve, uova e pollini. Filtri
antiodore (se questo dovesse creare problemi) possono essere applicati all'estrattore
per l'uscita dell'aria.
Sicuramente una maggior concentrazione di anidride carbonica
nell'aria può significare maggior rapidità e quantità di
crescita. Le piante di canapa crescono molto rapidamente con una percentuale
di CO2 tre-quattro volte superiore al normale, ma vengono intossicate se questa
percentuale arriva a 7-10 volte la concentrazione dell'atmosfera.
Questo fatto può essere sfruttato in caso di
ambienti sigillati, dove nessuna aria può provenire dall'esterno (ci
sarà sempre bisogno di ricambio d'aria, ma bisognerà spegnere
i ventilatori sia in entrata che in uscita durante e per alcuni minuti dopo
l'immissione di CO2).
Bombole di anidride carbonica sono facilmente reperibili
come estintori. Ci sarà bisogno di un'apertura automatica della valvola
della bombola comandata da un timer e di un misuratore dei livelli di CO2. Si
possono utilizzare come generatori di Co2 i fumi di combustione di metano, butano,
propano, GPL, legna, alcool, ma c'è la possibilità che ci siano
residui di sostanze molto nocive per la nostra salute e per le piante. Attenzione,
perché alti livelli di COl sono tossici per l'organismo umano.
Se cambia il livello di COl anche gli altri elementi
di crescita dovranno cambiare per permettere un aumento del metabolismo (la
temperatura dell'aria può aumentare fino a 37 °C, dovranno anche
essere aumentate sia la temperatura del terreno che quella dell'acqua di irrigazione,
la quantità di acqua e di fertilizzanti) se no ci sarebbero degli scompensi
che influirebbero soltanto in modo negativo sulla qualità finale del
prodotto.
Personalmente ritengo che anche in caso di coltivazione
indoor bisogni cercare di rispettare le condizioni naturali il più possibile,
e non voler a tutti i costi creare dei "mostri". Ciò significa
che ritengo più saggio utilizzare gli elementi naturali dove possono
essere presenti cosìcome sono, cercando di alterare il meno possibile
i cicli biologici.
La presenza di sostanza organica nel terreno dà
luogo alla produzione e alla liberazione nell'atmosfera di una considerevole
quantità di anidride carbonica.
Una buona circolazione dell'aria è indispensabile.
Un'aria stagnante non solo presto sarà esaurita di COl ma sarà
anche l'ideale per la formazione di muffe e funghi. Sarà necessario un
(o più, a seconda della grandezza del locale utilizzato) ventilatore
oscillante, che non diriga il flusso d'aria in un punto fisso. Questo farà
si che le piante crescano più robuste e possano poi sostenere meglio
delle grosse sommità fiorite.

Quando l'aria è in movimento vengono fortemente
accentuati i processi di evaporazione e di ricambio della CO2.
Una circolazione unita ad un efficiente ricambio dell'aria
creerà un ambiente inadatto al proliferare di insetti nocivi e sfavorevole
alla formazione di muffe e marciumi.
La ventilazione e il ricambio dell'aria possono essere
attivati o disattivati secondo le esigenze di umidità e temperatura dell'aria.
La soluzione più comune e pratica è quella di collegare il ventilatore
ad un timer che segua lo stesso ritmo delle luci, controllare tutte le condizioni
e, se ci sono problemi, aumentare, diminuire o cambiare i tempi di funzionamento
(dalla fine del primo mese di crescita sarà necessario mantenere in funzione
l'estrattore anche di notte, magari a regime ridotto, per mantenere l'umidità
relativa a livelli accettabili). La canapa di notte non produce anidride carbonica
e non consuma ossigeno (questo avviene solo con le piante ad
indice di assorbimento di luce C4, la canapa è C3).
Il tipo C4 ha un miglior assorbimento della radiazione
solare e permette un maggior investimento di piante per metro quadrato. Alcune
varietà di Canapa, nella fase di crescita, si possono comportare come
piante C4 con le foglie rivolte verso l'alto.
La canapa può nascere e crescere con temperature fra i 12 e i 40- 45°C,
ma le temperature ideali sono di: appena sopra ai 20°C per la prima fase
di crescita se da seme o da talea e per la crescita vegetativa; appena al di
sotto dei 25 °C per la fioritura (in questa fase è bene che la "notte"
sia fredda, condizione che sembra favorire la produzione di resina). Al di sopra
di queste temperature ci sarebbe una facile proliferazione di insetti e funghi.
Oltre i 30 gradi la pianta tenderebbe a traspirare troppo, mostrando facilmente
fenomeni di stress. Al di sotto dei 20 gradi tutti i processi di crescita sono
rallentati progressivamente, fino a fermarsi sotto ai lO °C.
La temperatura determina direttamente l'intensità
con cui si svolgono le varie funzioni vegetali (germinazione, assorbimento radicale,
foto sintesi, respirazione, traslocazione, ecc.) e microbiche (umificazione,
ammonizzazione, nitrificazione, ecc.); oltre ad influire su certe caratteristiche
del suolo (struttura, ecc.).
Le diverse funzioni fisiologiche hanno limiti termici
diversi: la temperatura ottimale per la respirazione é più alta
che per la foto sintesi, il cui ottimo a sua volta è superiore a quello
della traslocazione. La temperatura del nostro locale dovrebbe quindi essere
di giorno alta, per favorire la foto sintesi, ma non troppo, per non esaltare
in modo eccessivo la respirazione; mentre di notte dovrebbe essere abbassata
per la traslocazione dei carboidrati.
Controllare che la temperatura in prossimità
delle cime delle piante non superi i 30 °C, in caso contrario dirigere il
flusso d'aria di un ventilatore contro la lampada, per disperdere l'eccesso
di calore.
L'umidità dell'aria deve variare, diventando
progressivamente più secca con il progredire della crescita e maturazione.
Le talee abbisognano del 90-100% di umidità durante la fase di attecchimento
delle radici. La fase di crescita vegetativa richiederà un'umidità
del 60-70%. Infine per la fioritura l'ideale sarebbe un tasso di umidità
massimo del 40-50%. Un tasso di umidità eccessivamente alto in fioritura
provocherà una crescita maggiore dei rami ed un ritardo nella maturazione,
oltre a poter creare problemi di formazione di muffe. Un'aria troppo secca causerà
problemi di accrescimento radicale e fogliare, con diminuzioni della resa.
Un'alta percentuale di ioni negativi nell'aria è
favorevole per una crescita migliore e più sana (anche delle persone).
Ad esempio, l'aria di montagna è ricca di ioni negativi. Un apparecchio
che emetta ioni negativi (ionizzatore per ambienti) farà precipitare
le particelle più piccole in sospensione nell'aria, come il pulviscolo
o i pollini, e impedirà il diffondersi di odori.
L'efficacia di uno ionizzatore per far scomparire l'odore
di una coltivazione indoor, anche in piena fioritura, è sorprendente.
In più, le piante cresceranno meglio, più rapidamente (sembra),
e con meno problemi diinfestazioni, permettendo un raccolto migliore.
Attenzione ad installarlo per tempo, perché deve
funzionare nell'ambiente per circa una settimana per sentirne a pieno gli effetti.
La canapa cresce bene in un terreno fresco, ben drenato,
di PH vicino al neutro e ricco di sostanza organica.
Nel caso di coltivazione indoor, bisognerà fornire
alle nostre piante una quantità di terreno sufficiente al loro sviluppo
(il volume di radici sarà pari al volume della parte aerea) e della miglior
qualità possibile. Si può stimare che, a parte il primo mese di
vita, le piante necessitino di circa 5-1O litri di terreno per ogni mese successivo.
Una quantità abbondante di buon terreno costituirà
la base nutritiva delle nostre piante, permetterà di avere una riserva
di nutrimenti disponibile a lungo, avrà un effetto "tampone"
sull'acqua, permetterà un ampia crescita delle radici ed un raccolto
ricco e bilanciato nei componenti. D'altra parte bisogna considerare che con
una disponibilità ampia di terreno le piante, soprattutto se provenienti
da semi, tenderanno a diventare esageratamente grandi per un ambiente ristretto.
Bisognerà trovare un compromesso, e fornire una parte di nutrimenti con
l'acqua di irrigazione.
Bisogna iniziare sempre con il miglior terriccio disponibile
in commercio. Non utilizzate mai la terra proveniente da esterni, provenisse
anche dall'orto che dà la miglior verdura possibile: in un vaso diventerebbe
presto durissima da penetrare per le radici e le piante non riuscirebbero più
a crescere. In più potrebbe contenere insetti, le loro uova, o spore
di funghi.
Il terriccio scelto non deve avere una reazione acida
se bagnato e sarà il più ricco in contenuti nutritivi fra quelli
reperibili (spesso tenderà a diventare acido, e bisognerà correggerne
il PH).
Dovrà essere di una tessitura piuttosto fine
ma al con tempo non appesantirsi troppo a contatto con l'acqua. I terricci reperibili
nei negozi specializzati sono specifici per le esigenze delle cannabis, e migliorabili
secondo le nostre.
Utilizzare sempre terreno nuovo per ogni piantagione.
Il terreno proveniente da coltivazioni precedenti potrebbe contenere insetti,
uova, spore o microorganismi patogeni, sarà privato degli elementi nutritivi,
ricco di scorie tossiche e diventerà rapidamente troppo compatto per
una buona aerazione delle radici.
Potrà essere un ottimo ammendante del terreno
in un orto esterno, ma non utilizzatelo in vasi, nemmeno per altri generi di
piante.
Le radici hanno bisogno di ossigeno, e per garantire loro una presenza di aria
costante bisognerà mischiare al terriccio un materiale che trattenga
l'aria. Il migliore è la perlite: di grana piccola, leggerissima, naturale,
sterile, neutra e poco costosa. Altri materiali possono essere l'argilla espansa,
la vermiculite (ottima per la semina, perché trattiene più acqua
della perIi te) e diversi tipi di rocce porose e vulcaniche (tipo zeolite, ottima
per i terricci da utilizzare nei trapianti successivi alla semina e ricca di
acidi umici e fulvici); la sabbia grossa va bene, ma é pesante: se ne
può utilizzare un poco in caso di terricci molto leggeri.
Il PH indica se il terreno è acido o alcalino,
ed è espresso da una scala da 1 a 14. Più è basso e più
è acido, più è alto e più diventa alcalino. Si dice
neutro quando sulla scala indica 7. La canapa cresce al meglio, riuscendo ad
assimilare il massimo di sostanze nutritive se il PH è fra il 6 e il
7. 6,5-6,8 sarebbe perfetto (in caso di coltivazione idroponica -vedi- il PH
deve essere leggermente più basso, intorno al 6,3).
Secondo il grafico riportato sotto, le diverse sostanze
nutritive potranno essere assimilate in quantità maggiori o minori, a
seconda del PH del terreno. L'azoto, il potassio, il calcio e il magnesio richiedono
un PH piuttosto alto (7 e oltre) per la massima disponibilità, mentre
il fosforo e i micronutrienti saranno utilizzabili appieno solo con un PH inferiore
a 7.
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Le radici si abituano ad un certo grado di PH, ed ogni
cambiamento rapido, se i valori iniziali erano corretti, porterà soltanto
a problemi di adattamento e ritardi nella crescita. D'altra parte, un terreno
di crescita ricco di materiale organico tende nel tempo a diventare più
acido. Questo fatto, se il cambiamento di acidità si mantiene su livelli
bassi, da circa 7 a 6-6,5, ed avviene lentamente, può essere utile per
una migliore utilizzazione dell'azoto nella fase di crescita, ed una maggiore
disponibilità di fosfo
ro in fioritura. Un PH oltre il 7,5 o inferiore al 5,5 sono inadatti alla crescita
delle cannabis.
I fertilizzanti organici (e di origine minerale) saranno
il nutrimento delle nostre piante, e potranno essere di effetto lento (mescolati
al terreno) o rapido (somministrati durante le varie fasi di sviluppo). I fertilizzanti
chimici danno un rapido effetto e sono efficaci, ma sono tossici per i futuri
consumatori delle piante e influiscono molto sul sapore finale del prodotto,
lasciando un gusto decisamente sgradevole.
Per la preparazione di un buon terreno di crescita bisogna
tener conto che la richiesta di ossigeno da parte delle radici dovrà
essere tanto più facilitata quanto più le piante (o a maggior
ragione le talee) sono giovani. Al contrario, più avanzeranno nella crescita
e maggiore sarà la richiesta di nutrimenti, che dovranno essere presenti
nel terreno e aggiunti all'acqua di irrigazione.
Per l'attecchimento dei semi o la radicazione delle
talee (primi 15 giorni) un terriccio specifico con l'aggiunta del 40-50% in
volume (per i semi può bastare il 30 %) di perlite dà ottimi risultati.
Non si aggiungeranno fertilizzanti: al limite un poco di fosforo (pochissimo!)
sotto forma di guano di pipistrello, o di prodotti a base di alghe per non rischiare
di bruciare le piantine.
La lana di roccia è il sostituto del terreno,
usato quasi universalmente per la radicazione delle talee. La lana di roccia
è cancerogena se respirata. Non è consigliabile usarla, visto
che i risultati possono essere identici, con un poco di attenzione, se si usano
terriccio e perlite, che per la sola radicazione può anche essere usata
pura.
Durante la crescita vegetativa il terreno dovrà
essere ricco di nutrimenti assimilabili e le radici dovranno crescere velocemente
per permettere un rapido sviluppo della parte aerea. In questo caso l'ideale
sarà un terreno preparato mischiando il 60% di terriccio con il 20% di
perlite (o altro materiale poroso, anche di grana più grossa, tipo zeolite,
rocce vulcaniche o argilla espansa) e il 20% di fertilizzanti organici e minerali
con titolo basso, tipo letame ben maturo o humus di lombrico (vedi oltre -sostanze
nutritive).
In fioritura le piante si gioveranno del massimo di
sostanza nutritiva ben assimilatasi al terreno, e le proporzioni potranno essere
di 40% di terriccio, 20% di perlite e altri materiali di grana più grossa
e 40% (se perfettamente decomposto, ma non esageriamo!) di fertilizzante organico.
Una buona norma sarà quella di mischiare i vari
componenti del terreno quanto prima possibile (la perlite e i vari materiali
porosi possono anche essere aggiunti all'ultimo momento) e accuratamente per
permettere un buon amalgama e una stabilizzazione delle reazioni (1-3 mesi prima
dell'utilizzo).
La temperatura del terreno dovrà favorire la
formazione delle radici e l'assorbimento da parte di quest'ultime delle sostanze
nutritive. Una temperatura uguale o di poco differente a quella dell'aria circostante
darà buoni risultati. Se il suolo dell'ambiente fosse freddo, mantenere
i vasi distaccati da terra. Se la temperatura del terreno rimane inferiore ai
20°C si avrà un rallentamento sensibile della crescita. In questo
caso possono essere utili delle serpentine riscaldanti (tipo quelle per rettilari)
che consumano relativamente poca corrente elettrica e sono efficaci soprattutto
in fase di germinazione e radicazione delle talee.
I contenitori migliori e più pratici sono i vasi
di plastica. Sono leggeri, possono essere riutilizzati (lavarli sempre prima),
permettono di trapiantare o di spostare con facilità una pianta e non
marciscono né si rompono facilmente. Meglio siano quadrati piuttosto
che rotondi: contengono più terreno e occu pano meno spazio. Con i vasi
di plastica, l'unico inconveniente è che se il terreno si secca, tende
a distaccarsi dalle pareti, facendo si che poi l'acqua di irrigazione scoli
via rapidamente e che le estremità delle radici bru cino, se scoperte
a lungo.

Bisognerà prima di ogni irrigazione controllare
ed eventualmente pressare il terreno contro le pareti. Utilizzare sempre sottovasi
singoli: eviterete di inzuppare il pavimento con l'acqua che inevitabilmente
uscirà dai vasi, permetterete alle piante di recuperare quella stessa
acqua, e potrete avere un controllo accurato delle esigenze d'acqua di ogni
singola pianta.
I vasetti di torba si inzupperanno presto e si romperanno
molto facilmente, soprattutto al momento del trapianto; quelli di terracotta
permettono una migliore traspirazione, ma sono costosi, pesanti, si rompono
facilmente e in caso di trapianto non è facile estrarre il pane di terra
integro.
Per l'attecchimento dei semi o la radicazione delle
talee, vasetti con un lato di 8-12 cm permetteranno un rapido sviluppo delle
radici nei primi stadi di vita. Si trapianteranno presto (dopo 15-30 giorni
max.) in vasi più grandi. Se da tale a, vasi da 20-40 cm di lato (15-25
litri di capacità) permetteranno che le piante non debbano più
subire trapianti fino alla raccolta, una rapida espansione delle radici ed un
conseguente rapido sviluppo della parte aerea.
Se da seme, sarà più pratico trasferire
dapprima le piantine (sempre dopo 15-20 gg.) in vasi da 15-20 cm di lato (4-6
litri). Durante la fase
di crescita occuperanno molto meno spazio, permettendo di mantenere molte più
piante sotto ad una lampada.
Subito dopo la determinazione del sesso, le piante superstiti
dovranno essere trapiantate in contenitori più grandi (25-40 cm). É
possibile portare le piante a maturazione nei vasi da 15-20 cm, ma bisognerà
fornire alle piante molto più nutrimento con l'acqua di irrigazione,
stando molto attenti ai rischi di sovradosaggio (il primo sintomo è una
colorazione delle foglie più scura, seguita da un arricciarsi verso il
basso delle foglie stesse: sospendere i fertilizzanti e irrigare con abbondante
acqua).
Le piante madri vegeteranno bene in mastelli (più
comodi perché forniti di manici, utili per gli spostamenti) di 60-80
cm di di diametro (50-150 l. di capacità).
Fornire sempre ogni vaso di sottovaso, utile per evitare
perdite di acqua e per controllare l'assorbimento dell'acqua stessa da parte
di ogni singola pianta. L'acqua non dovrà mai ristagnare nei sottovasi
per più di 24 ore, altrimenti potrebbero formarsi muffe e marciumi.
L'acqua è presente nei vegetalifino al 95%
del loro peso neifrutti e negli organi in crescita, intorno al 10-15% nei semi.
L'acqua è indispensabile alle piante per i seguenti
motivi: -si combina con l'anidride carbonica nel corso della fotosintesi per
formare gli idrati di carbonio; -è il reagente di tutti i processi idrolitici
che avvengono nelle piante; -rende possibile l'assorbimento delle sostanze nutritive
in soluzione nel terreno da parte delle radici; funziona da veicolo per trasportare
le sostanze nutritive dalle radici alle foglie, e da queste agli organi di utilizzazione
e riserva; -inturgidendo le cellule determina la consistenza e l'aspetto caratteristici
delle varie parti della pianta; -evaporando con la traspirazione, impedisce
che le parti aeree si riscaldino troppo.
Il 99% dell'acqua assorbita dall'apparato radicale verra
eliminata sotto
forma di vapore tramite la traspirazione, dopo essere servita alla pianta come
vettore dei diluitissimi sali minerali del terreno. Il resto potra servire per
la costituzione di nuovo materiale vegetale.
(da:
"Agronomia" di F. Bonciarelli, edagricole).
L'qualità dell'acqua data alle nostre piante
dovrà essere la migliore: l'acqua non dovrebbe contenere sostanze tossiche
alle piante, come il cl oro -spesso aggiunto come disinfettante negli acquedotti-,
o sali alcalini. Il suo PH dovrà essere fra 6,5 e 7, e la sua temperatura
simile a quella del terreno in cui sono contenute le piante, intorno ai 20-
22 °C.
Il valore di elettroconduttività (EC) dell'acqua,
con i fertilizzanti aggiunti, sarà compreso fra 1,5 e 2 -sotto all'uno
per i primi 15 giorni di vita (da seme o da talea). Il controllo e l'eventuale
correzione dell'EC dell'acqua è indispensabile in caso di coltivazione
idroponica.
L'EC è dato dalla quantità di sali presenti
nell'acqua e aggiunti con i fertilizzanti, quantità che oltre i valori
indicati potrebbero essere tossiche per le piante. Sarà quindi importante
controllare ogni volta la soluzione di acqua e fertilizzanti da somministrare
al terreno.
Il fatto che la miglior produzione di resina si abbia
in un clima piuttosto arido, non significa che bisogni privare le nostre piante
dell'acqua durante la fioritura (anzi, le maggiori richieste di acqua si hanno
durante la produzione di resina), ma soltanto che l'umidità relativa
dell'aria dovrà essere bassa. Il terreno dovrà essere innaffiato
regolarmente; piuttosto, per diminuire l'umidità si provveda ad aumentare
la ventilazione e la temperatura durante il "giorno".
La quantità di acqua necessaria ad ogni pianta
dipende da numerose variabili, come la temperatura dell'aria e del terreno,
l'umidità, il ricambio e la circolazione dell'aria, la misura dei contenitori,
la taglia e l'età della pianta, il grado di ritenzione idrica del terreno.
In genere, più le piante sono in buona salute, più velocemente
costruiscono nuovo materiale cellulare e più acqua consumano. Come regola
generale, quando si usa irrigare si versa una quantità di acqua equivalente
alla al 20% della capacità del vaso (ad esempio, da mezzo ad un litro
di acqua in vasi da 5 litri di capacità, a seconda della grandezza della
pianta rispetto al vaso).
Il terreno dovrà contenere una buona percentuale
di acqua, ma non esserne troppo impregnato, se no le radici soffocherebbero
e marcirebbero per mancanza di aria. Una buona regola è quella di aspettare
che lo strato superficiale del terreno (primi 2-3 cm) sia asciutto prima di
irrigare nuovamente. Rompere spesso la crosta che si forma dopo aver bagnato,
e pressare il terreno contro ai bordi del contenitore, per un assorbimento uniforme
e per evitare che l'acqua scoli via lungo le pareti se staccate dal terreno.
Se il terreno si stacca dalle pareti per mancanza di acqua, le punte delle radici
sarebbero esposte all'aria e morirebbero, provocando un arresto nella crescita
per un periodo piuttosto lungo.
Potrà essere utile un misuratore di umidità,
anche per sapere quanta acqua può contenere lo strato inferiore del terreno.
Un buon drenaggio è indispensabile. L'acqua in eccesso che si raccoglierà
nei sottovasi non deve ristagnare più di 24 ore, o potranno formarsi
alghe, muffe e funghi. Un contenitore per l'acqua da irrigazione in cui si lasci
depositare l'acqua per un giorno, per permettere l'evaporazione del cloro eventuale
e il raggiungimento di una temperatura simile a quella dell'aria, è un
attrezzo indispensabile, utile anche per mischiare ali' acqua diverse sostanze
nutritive.
Un impianto di irrigazione a goccia potrà sicuramente
essere utile per il mantenimento di un minimo di umidità nel terreno
e per una fertilizzazione più efficace, ma non dovrà assolutamente
sostituire del tutto l'irrigazione delle singole piante. Troppa acqua per una
pianta può essere troppo poca per un'altra, soprattutto se non sono cloni
provenienti tutti dalla stessa madre; lo stesso dicasi per i fertilizzanti.
Se per irrigare useremo soltanto un impianto automatico, presto ci troveremo
ad avere delle piante che soffriranno per mancanza di acqua, ed altre che staranno
marcendo.
È sempre meglio irrigare all'inizio del "giorno"
(quando si accendono le luci), per permettere un controllo migliore dell'acqua
eventualmente data in eccesso o in difetto e per evitare un aumento dell'umidità
notturna.
É più comune un eccesso di irrigazione
piuttosto che una mancanza: le radici delle nostre piante hanno anche bisogno
di ossigeno, che può penetrare nel terreno solo se questo non é
inzuppato d'acqua.
Oltre che per aggiungere sostanze nutritive, l'acqua
può anche servire per dilavare il terreno, operazione a volte necessaria
per limitare i danni di una dose eccessiva di fertilizzanti o per un accumulo
di sali tossici nel terreno; oppure per lavare le foglie delle piante, operazione
da ripetersi regolarmente (ogni 20-30 giorni) per permettere una buona respirazione;
oppure per permettere di sopravvivere alle talee che non hanno ancora sviluppato
radici, tramite frequenti irrigazioni fogliari.
Una efficace traspirazione è necessaria, ed è
importante che gli organi ad essa predisposti (gli "storni", organi
respiratori presenti su tutta la superficie esterna della pianta) siano liberi
da polvere, sostanze grasse, o tutto ciò che potrebbe pregiudicare il
loro funzionamento.
La traspirazione sarà tanto maggiore quanto la
temperatura dell'aria sarà alta e la sua umidità sarà bassa;
si ridurrà progressivamente con alti tassi di umidità e con la
diminuzione della temperatura.
I vegetali necessitano di 15 elementi per la loro crescita:
carbonio (C), ossigeno (O), e idrogeno (H) sono forniti dall'aria e dall'acqua.
Gli altri 12 vengono assorbiti dalle radici, e devono essere presenti nel terreno
o aggiunti come fertilizzanti.
Gli elementi utilizzati in maggior quantità (macroelementi)
sono: azoto (N), fosforo (P) e potassio (K), utilizzati dalla canapa in proporzioni
diverse secondo le varie fasi di sviluppo. Il calcio (Ca) ed il magnesio (Mg)
sono elementi secondari, utilizzati comunque dalla canapa in grandi
quantità, rispetto ad altri vegetali. Abbiamo poi i cosiddetti microelementi:
ferro (Fe), zolfo (5), manganese (Mn), boro (B), molibdeno (Mb), zinco (Zn)
e rame (Cu).
L'Azoto (N) è il principale responsabile
della crescita e della riproduzione cellulare, della taglia e del vigore della
pianta.
Esercita sui vegetali un'azione violenta di stimolo
dell'accrescimento: una pianta ben provvista di azoto cresce rapidamente, produce
un ampio apparato assimilatore, prende un colore verde scuro, dovuto all'abbondanza
di clorofilla. È essenziale per la produzione di clorofilla. Per contro,
alti livelli di azoto fanno si che le piante fioriscano e maturino più
tardi, i tessuti vegetali siano più teneri e più soggetti all'attacco
di parassiti, e un'eccessiva concimazione azotata può bloccare lo sviluppo
o addirittura
uccidere le piante. In più, un eccessivo accumulo di nitrati nei tessuti
vegetali può essere nocivo ai futuri utilizzatori dei vegetali stessi
(provocando un intossicazione nota come metaemoglobinemia).
La cannabis richiede alti livelli di azoto durante la
crescita vegetativa, e questo elemento si ritrova soprattutto nelle parti giovani
della pianta. Un insufficienza di N si manifesta soprattutto con una vegetazione
stentata: la pianta cresce poco, ha un apparato vegetativo ridotto, il fogliame
ha una colorazione verde giallastra, l'apice delle foglie, a partire dalle più
vecchie, ingiallisce e dissecca rapidamente. Q1esta insufficienza di vegetazione
è accompagnata da una maturazione precoce e ad una produzione molto bassa.
Un eccesso di azoto si manifesterà dapprima con
un notevole lussureggiamento e da un colore delle foglie più scuro, seguito
da un arricciarsi delle foglie verso il basso (a cominciare dalle foglie superiori
più giovani), con un blocco nella maturazione. Lavare il terreno con
abbondante acqua per di lavare la quantità di fertilizzante nociva. Nella
fase successiva, se l'eccesso continua, le foglie si bruceranno a partire dalle
punte e la pianta morirà intossicata.
Il Fosforo (P) è necessario per la fotosintesi,
ed è associato con il vigore complessivo della pianta. Nelle piante giovanissime
il fabbisogno di P è molto elevato: fino ad un certo punto viene soddisfatto
dalle riserve del seme, ma presto la pianta ,se non si è provveduto,
manifesterà sintomi da carenza. Inoltre il fosforo favorisce l'accrescimento
dell'apparato radicale, spesso è utile la presenza di una piccola quantità
di P205 (anidride fosforica) vicino al seme. Viene utilizzato per la produzione
di fiori, e quindi di resina e di semi. Il fosforo é necessario alla
cannabis in percentuali superiori agli altri fertilizzanti nelle fasi di germinazione
(o attecchimento delle radici se da tale e) e di fioritura.
Il fosforo, contrariamente all'azoto, accelera e favorisce
tutti i fenomeni attinenti alla fioritura, fecondazione e maturazione. Rende
possibile il metabolismo degli zuccheri, ed é una fonte di energia per
la pianta.
L'aspetto delle piante bisognose di fosforo assomiglia
a quello delle piante con carenza di azoto: le piante sono stentate e di color
verde pallido; caratteristica è una colorazione rossastra che appare
sui bordi delle foglie, dapprima le più vecchie e poi quelle superiori,
che in seguito si disseccano. La canapa consuma molto fosforo e sopporta concentrazioni
di questo elemento anche maggiori di quelle massime richieste. Un overdose di
fosforo si nota da piante di taglia piccola e un fogliame
estremamente scuro.
Il Potassio (K) è necessario durante tutte
le fasi di crescita.
Fornisce robustezza a tutta la pianta, stimola la crescita
delle radici e dei fiori e rende le piante resistenti alle malattie e al freddo.
È indispensabile per la produzione della clorofilla (se le piante non
riescono a sintetizzare il potassio assumono una colorazione tendente al viola).
Carenze di potassio possono essere indotte da squilibri alimentari, soprattutto
da un eccesso di magnesio; al contrario, si può verificare carenza di
magnesio in seguito ad un assorbimento eccessivo di potassio.
Deficienze di potassio si manifestano con crescita stentata
(a volte dopo una partenza eccessivamente vigorosa), ingiallimento delle foglie
partendo dalle più vecchie, con macchie scure che disseccano e bordi
delle foglie arricciati e di un colore ramato (spesso dapprima le foglie diventano
di un verde più scuro, i lembi si piegano e i margini si disseccano).
Un eccesso di potassio sembra diminuire la produzione di resina e di cannabinoidi.
Il Calcio (Ca) è indispensabile per la
produzione cellulare e la crescita. Per un buon accrescimento accanto ad ogni
pelo radicale ci dovrebbe essere qualche molecola di calcio. Il suo consumo
da parte della cannabis è paragonabile a quello degli altri macroelementi.
Carenze di calcio si notano dapprima all'apice delle piante, con clorosi e poi
disseccamento dei tessuti meristematici (tessuto apicale deputato all'inizio
della fioritura: se viene rimosso si deve riformare, in circa 15 giorni, perché
la pianta possa iniziare a fiorire). Le stesse piante presenteranno gambi e
rami deboli e poco sviluppati. È indispensabile in fioritura. Un eccesso
di calcio provoca spesso un PH eccessivamente elevato perché sia possibile
l'assorbimento degli altri nutrimenti, e nanismo delle piante. I preparati di
nutrimenti per coltivazione idroponica spesso sono carenti di calcio, perché
tenderebbe ad ostruire i condotti e gli irrigatori. Controllare e provvedere
per evitare carenze pericolose.
Il Magnesio (Mg) viene utilizzato nella clorofilla, ed è essenziale
per l'assorbimento della luce. È di aiuto per l'utilizzazione dei nutrimenti
e per neutralizzare i prodotti tossici presenti nel terreno o prodotti dalla
pianta. Viene utilizzato dalla canapa in percentuali maggiori che da altri vegetali,
e molto spesso sulle piante di canapa si trovano carenze di magnesio.
La insufficienza di questo elemento si nota da macchie
chiare sulle foglie, con successiva clorosi (ingiallimento) di tutta la foglia,
solo le venature rimangono verdi. Le punte delle foglie si curvano verso l'alto
e seccano. Un eccesso di magnesio può bloccare l'utilizzazione di potassio
da parte delle piante e provocare sintomi di carenza di K.
L'aggiunta di 100 grammi di dolomia (a volte chiamata
"calce di dolomia" o "dolomite", ricca di Ca e Mg) ogni
lO litri di terreno eviterà il manifestarsi di carenze di Mg, fornirà
una buona dose di Ca, ed avrà una funzione stabilizzatrice del PH del
terreno, sia che questo sia acido, sia nel caso di eccessiva alcalinità.
Se la carenza si nota dopo la crescita, sarà utile sciogliere nell'acqua
di irrigazione lO grammi di Solfato di Magnesio (sale inglese) in lO litri d'acqua.
Il Solfato di Magnesio può essere utile anche per dilavare sali tossici
in eccesso.
I microelementi sono necessari per la formazione
della clorofilla e agiscono principalmente da catalizzatori per i processi delle
piante.Sono costituenti essenziali degli enzimi.
Devono essere presenti in piccole quantità, e
la loro mancanza può portare a problemi di vario genere.
Una mancanza di ferro si nota dall'ingiallimento
delle foglie, che inizia, al contrario delle carenze di macroelementi, dagli
apici vegetativi.
Una clorosi delle foglie, partendo dalle più
giovani, si verifica anche in caso di carenza di zolfo.
In caso di mancanza di boro si può notare
un ingrossamento alla base del fusto, seguito da spaccature e marciume.
Un insufficienza di cloro si manifesta con un
ingiallimento delle foglie, che diventeranno color bronzo- arancio.
Deficienze di zinco porteranno ad avere foglie piccole
e arricciate, ingiallite vicino alle venature; i fusti saranno lunghi, e soltanto
l'infiorescenza superiore sarà di dimensioni accettabili.
Carenze di manganese e molibdeno partono
dalla cima, con clorosi di tessuto fogliare fra le venature principali e spesso
con arricciamento delle foglie stesse.
Una mancanza di rame si potrà notare da
un'eccessiva debolezza e fragilità dei fusti e dei rami.
La diagnosi delle carenze è cosa delicata, e queste possono essere provocate
dall'insufficiente presenza nel terreno di dati elementi, oppure dal fatto che
l'elemento si trova nel terreno, ma si trova in uno stato inassimilabile per
un PH errato o per antagonismo con altri elementi. Attenzione perché
per certi elementi si può raggiungere rapidamente il limite di tossicità.
Il letame e tutti i tipi di sostanza organica sono particolarmente
raccomandati per la restituzione, la diffusione e la mobilizzazione dei microelementi
nel terreno. I concimi minerali sono normalmente fornitori di svariati microelementi:
alternando diversi tipi di concimi si diversificheranno gli apporti, evitando
più facilmente carenze.
Si tenga presente che i concimi meno concentrati in
N, P e K, contengono più microelementi dei prodotti più concentrati.
Le sostanze nutritive possono essere presenti nel terreno,
aggiunte ad esso nella sua preparazione o addizionate in seguito, durante lo
sviluppo delle piante. Se usate in seguito possono essere mischiate allo strato
superficiale del terreno, disciolte nell'acqua di irrigazione o, sempre disciolte
in acqua, vaporizzate sulle foglie per un rapido assorbimento.
Nei vasi, presto tutti i nutrimenti presenti nel terreno
saranno utilizzati dalle piante in rapida crescita. Bisognerà quindi
fornire alle nostre piante tutto ciò di cui abbisognano. È impossibile
dire la quantità esatta di ogni fertilizzante necessaria per ogni pianta
e per ogni momento della sua crescita.
I fattori che possono variare sono infiniti, e solo
con l'esperienza potremo capire come nutrire al meglio le nostre piante. Come
già accennato, è preferibile utilizzare fertilizzanti organici
o minerali piuttosto che di sinte si. I fertilizzanti naturali permettono lo
svilupparsi di una flora batterica utile per le funzioni metaboliche delle piante;
sono generalmente di lento effetto ed un loro leggero sovradosaggio non dovrebbe
creare gravi problemi; contengono una grande quantità di microelementi,
spesso assenti
nei concimi chimici.
Per contro non è spesso possibile conoscere le
esatte percentuali dei vari nutrienti, possono contenere organismi nocivi o
favorirne la presenza, sono più difficili da utilizzare e a volte da
reperire.
I fertilizzanti di sintesi sono precisi nella loro composizione,
facili da usare e di sicuro effetto, ma tendono ad accumulare sali tossici nel
terreno (da lavare), in caso di sovradosaggio possono velocemente uccidere le
piante e lasciano alle piante un gusto amaro, salato, ed in ogni caso spiacevole.
Possono essere di aiuto, ma si cerchi di utilizzarne il meno possibile.
Una buona pratica è quella di lasciar disciogliere
i nutrimenti contenuti nel fertilizzante in acqua (tiepida) e poi utilizzarla,
in una soluzione poco concentrata, per irrigare le piante. In questo modo le
sostanze nutritive potranno essere assimilate prontamente e la composizione
del fertilizzante potrà variare, adattandosi alle esigenze del momento.
La fertilizzazione fogliare è di effetto estremamente
rapido, ma è da utilizzare con cautela (ad es. per una rapida ripresa
in caso di carenze), proprio per il rischio di rapido sovradosaggio. Inoltre
gli storni delle foglie si troveranno impregnati e potranno tornare a respirare
correttamente solo dopo un accurato lavaggio con acqua pura.
Nelle prime fasi di crescita le piante necessiteranno
di quantità minime di fertilizzanti, ed una loro presenza eccessiva sarà
sicuramente nociva. La richiesta di elementi nutritivi aumenterà progressivamente
durante la crescita e si differenzierà al momento della fioritura. Non
somministrare alcun fertilizzante durante la maturazione (ultimi 15 giorni).
Si trovano in commercio nei negozi specializzati fertilizzanti
specifici per le esigenze della cannabis, sperimentati e di sicuro effetto.
Il loro utilizzo può facilitare di molto l'evitare errori nella concimazione,
soprattutto in caso di coltivazione idroponica. I preparati per coltivazione
idroponica possono essere utilizzati con successo anche nel terreno, disciolti
nell'acqua di irrigazione.
Attenzione: con qualunque fertilizzante é facile
eccedere: sarà molto facile rimediare ad una carenza che ad un eccesso,
il. cui unico rimedio sarà un (o più di
uno) lavaggio del
terreno, che si effettua somministrando una quantità di acqua almeno
doppia al volume del terreno. Attenzione alle dosi da usare: spesso sono riportate
per quintali/ettaro. Ad es.una dose da lO q./h. significa circa 2 grammi per
5 litri di terra.
É importante preparare un terreno con una giusta
proporzione di fertilizzanti organici, che serviranno come base nutritiva e
riserva durante tutta la vita della pianta. D'altra parte é impossibile
definire la quantità di elementi apportati e disponibili di volta in
volta.
La sostanza organica presente nel terreno é la
base per la sua fertilità, influenzandone le sue proprietà fisiche,
chimiche e biologiche. Nel corso della decomposizione, le sostanze organiche
vengono alterate e trasformate in una sostanza nerastra, amorfa, detta "humus".
Mentre le sostanze fresche hanno una composizione molto variabile, nell' humus,
sorprendentemente, il contenuto di carbonio é sempre del 50% circa, e
quello dell'azoto del 5% circa, per cui il rapporto C/N é di circa 10.
Qresto rapporto si ha quando la sostanza organica si
é completamente decomposta; nel letame maturo il rapporto C/N é
di circa 25, in quello mediamente maturo 30-40, in quello paglioso 40-60, nella
paglia 80-100.
Se la sostanza organica che si interra (vale anche per
il terriccio usato, che normalmente presenta stampato sulla confezione il rapporto
C/N) ha un rapporto C/N basso "25-30), questo corrisponde a contenuti di
azoto superiori all'l,8-2%. I microorganismi che attaccano il materiale vi trovano
azoto in abbondanza, che può venire utilizzato dunque non solo per i
processi microbici, ma viene liberato e reso disponibile nel terreno per le
piante.
Se il rapporto C/N della sostanza organica (o del terriccio)
é compreso tra 30 e 40, corrisponde a contenuti di azoto fra 1,2 e 1,8%:
giusto sufficiente ad assicurare l'azione decomponente dei microorganismi.
Se il materiale ha un rapporto C/N superiore a 40, corrispondente
ad un contenuto di azoto inferiore al 1,2%, i microorganismi non trovano nel
materiale stesso la quantità di azoto necessaria alla loro moltiplicazione,
e lo prelevano dalla soluzione circolante, che ne viene ad essere impoverita.
Qresto prelievo é provvisorio, l'azoto sarà reso quando i corpi
microbici saranno mineralizzati, ma se non si sarà provveduto a fornire
azoto in forma rapidamente assimilabile, le piante soffriranno fame di azoto
e potranno manifestare carenze.
Nel "Canapajo" del 1741, Baruffaldi poneva
la colombina (deiezioni dei colombi) al primo posto fra i fertilizzanti
per la canapa. Oggigiorno trovare la colombina é difficoltoso, ma si
possono trovare altri concimi organici derivati da deiezioni di uccelli diversi,
con poteri fertilizzanti diversi.
Tutti i fertilizzanti organici qui sotto descritti si
possono mischiare al terriccio nei vasi (con moderazione) o sciogliere nell'acqua
di irrigazione per un effetto rapido.
Il fertilizzante più antico che la storia ricordi
é il letame, da sempre riconosciuto indispensabile per il miglioramento
del terreno. Apporta elementi nutritivi in una composizione bilanciata, aumenta
la flora microbica, il cui compito é quello di trasformare in soluzioni
minerali i vari fertilizzanti e renderli assimilabili dalle piante; rende la
struttura del terreno ideale per la crescita dell'apparato radicale. Deriva
dal latino laetamen: allietare, rendere lieta la terra.
Il letame utilizzato indoor deve essere sempre completamente
maturo e privo di semi di altre piante.
Il letame può avere una composizione molto diversa,
a seconda degli animali, della lettiera, della proporzione fra paglia e deiezioni,
della alimentazione degli animali, delle cure nel modo di fabbricazione e conservazione
del letame, ecc.. Comunque, pur entro limiti molto variabili, si può
stimare che il letame bovino contenga fino allo 0,5% di azoto, fino allo
0,2% di fosforo e fino allo 0,3% di potassio, più tutti i micronutrimenti.
Il letame di cavallo deve essere ben maturo e
non troppo ricco di paglia. può arrivare a contenere lo 0,6% di N, 0,6%-P,
e 0,4%-K.
Le deiezioni degli ovini, pecore e capre, sono
quelle di più pronto utilizzo fra quelle degli erbivori, quelle che sviluppano
più calore e quelle con il più alto valore nutritivo, con una
media di N-0,8%, P-0,5%, K-0,4%.
La pollina (escrementi dei polli) é consigliata
da Baruffaldi quando mancasse la colombina. Ha una concentrazione molto alta
dei principi nutritivi: da secca, N-4%, P-4%, K-1,5%. Come tutti i fertilizzanti
organici derivati da escrementi di uccelli, deve essere usata con molta attenzione
alle dosi, per non rischiare di bruciare le piante.
Il guano di gabbiano o di pinguino si trova facilmente
in commercio: ha valori di azoto molto alti (fino al 13%), seguiti dal fosforo
(fino all'11%). Ha un'ottima azione in fase di accrescimento vegetativo (ma
é scarso di potassio). Se aggiunto all'acqua da usarsi a dosi molto basse.
Il guano di pipistrello é raro (si trova
nei negozi specializzati per la cannabis), ma é il miglior fertilizzante
per la fioritura, con valori di fosforo estremamente alti (quando proviene da
giacimenti antichi): N-6%, P-15%, K-3%.
I fertilizzanti liquidi a base di alghe hanno
una buona efficacia, e sono ricchi di N,P,K (in proporzioni variabili secondo
il prodotto), contengono tutti i microelementi in forma chelata (immediatamente
assimilabile dalle piante), ormoni, enzimi e amino acidi. Sono utili per trattare
i semi posti a germinare, le talee e le piante al momento dei rinvasi, oltre
che come nutrimenti nelle fasi di sviluppo.
Il Litotamnio (farina di alghe) è ricco
di Ca e Mg: da usare, se non si trova la Dolomite, mischiato al terreno.
Possiamo utilizzare fertilizzanti come la farina
di ossa o di altri residui animali, ricche di P e K, composti ricavati da
residui di materie vegetali o animali, tostati e polverizzati, ricchi di azoto.
La cenere di legna ha reazione alcalina (al contrario
dei letami, che tendono ad essere acidi), azione rapida se disciolta, e un contenuto
di fino al 10% di potassio e 3% di fosforo.
L'humus di lombrico é una buona fonte
di nutrimenti immediatamente disponibili e migliora la fertilità e la
struttura del terreno. É molto pesante e va utilizzato come componente
del terriccio nella proporzione massima del 30% per non soffocare le radici.
Lo stallatico, letame essiccato e pressato in palline o cilindretti,
può essere utilizzato in sostituzione del letame di concimaia, quando
questo non fosse disponibile, in quantità ridotte a un decimo rispetto
al letame umido e non compresso (1 Kg. di letame = 100 g. di stallatico).
Possiamo poi usare concimi minerali come il fosfato
di roccia (P), la dolomia (Ca e Mg) o polveri di rocce varie,
ricche di numerosi elementi primari e secondari.
Per il forte e repellente odore, non é consigliabile
usare farina o emulsioni di pesce (bagamo) in coltivazioni indoor, anche
se di buon potere fertilizzante.
Possiamo poi trovare, fra i concimi organici, le
torbe, dotate di altissima capacità di ritenzione idrica, fino a
30 volte il proprio peso per le torbe di sfagno, fino ad 8 volte per le altre.
Possono contenere fino al 3,5% di azoto (a reazione generalmente acida).
I pannelli di semi oleosi possono avere fino
al 4-5% di azoto più diverse sostanze nutritive. Utilizzati in esterni.
I semi di lupino (fino al 6% di N), un tempo
utilizzati solo per colture di pregio.
Il sangue secco (fino al 12-14% di azoto e poco fosforo), ad azione medio-rapida,
da usare con cautela indoor perché può bruciare facilmente le
giovani piante e dare gusti spiacevoli alle infiorescenze.
Le corna e le unghie (cornunghia), torrefatte
e polverizzate,sono un ottimo concime per la canapa, ma di lenta azione fertilizzante,
e quindi utilizzate soprattutto outdoor. Se scelto come concime, deve essere
mischiato al terreno almeno tre mesi prima del suo utilizzo.
Per sciogliere i vari fertilizzanti in acqua, dapprima
agitarli in poca acqua calda, poi diluire la soluzione con acqua più
fredda, e utilizzarla a temperatura ambiente.
Attenzione: i vasi hanno una quantità di terreno
limitata, e l'accumulo di sali tossici di scarto può diventare un problema.
É meglio irrigare più volte con concentrazioni più diluite
di fertilizzanti che rischiare un'overdose. Più fertilizzante non farà
crescere le piante più velocemente, ma può cambiare la composizione
chimica del terreno, dotandolo troppo di un elemento o rendendo altri nutrimenti
non utilizzabili dalle piante.
Piante in contenitori piccoli dovranno essere irrigate
e fertilizzate più di frequente, piante in vasi più grandi potranno
richiedere meno nutrimenti (essendo già presenti nel terreno) e irrigazioni
con più acqua, ma più distanti nel tempo.
Buona norma é di alternare fertirrigazioni a
irrigazioni con sola acqua e controllare sempre se ci siano carenze o eccessi.
Se le piante stanno crescendo bene e sono in buona salute, non avranno bisogno
di fertilizzanti.
Il tempo è un fattore basilare nella coltivazione
indoor: le piante devono crescere e maturare il meglio possibile, produrre il
più possibile, nel minor tempo possibile.
Per questo, bisogna fare alcune considerazioni.
Prima di tutto la scelta della varietà di cannabis
da coltivare deve rivolgersi a piante che abbiano la capacità genetica
di crescere, fiorire e maturare rapidamente (la maggior parte delle varietà
tropicali avranno un ciclo troppo lungo per le esigenze indoor). Bisognerà
scegliere una varietà che produca infiorescenze compatte e di grandi
dimensioni, in un tempo breve.
Le piante devono crescere con gli interno di il più
vicino possibile, e poter cominciare la fioritura non oltre i due mesi di crescita.
Una fioritura rapida ed una maturazione uniforme della pianta ci permetteranno
di ottenere rapidamente lo spazio per un nuovo raccolto. Meno tempo le piante
rimarranno nell'ambiente indoor, minori saranno le possibilità di infestazione
dell'ambiente stesso da parte di insetti o muffe indesiderati.
D'altra parte un ciclo di crescita troppo corto, con piante di dimensioni insufficienti
e troppo giovani, porterà ad una difficoltà di fioritura e ad
una resa estremamente bassa, sia in qualità che in quantità.
45-60 giorni per la crescita vegetativa e 60-90 giorni
per la fioritura sono un tempo ideale, tenendo presente che più le piante
saranno voluminose e più tempo richiederanno per maturare.
Non bisogna aver fretta di raccogliere e bisogna lasciar
seccare le piante con calma. 15 giorni in più o in meno mentre le piante
fioriscono possono significare il 40% in più di raccolto, con una quantità
di resina presente sulle infiorescenze di gran lunga superiore. Una essiccagione
lenta (almeno 3 settimane) permetterà alle piante di perdere il gusto
di erba di campo e la combustione sarà migliore che con un essiccagione
più rapida (non rovinate le vostre cime facendole seccare nel forno!).
La necessità di un controllo totale e costante
dei fattori di crescita porta a dover dedicare giornalmente una parte del nostro
tempo alla cura delle nostre piante: saranno contente loro e noi.
II tempo che dovremo dedicare alla nostra piantagione
sarà notevole: se si curano le piante a dovere, per una piantagione "personale",
si dovrà stimare una media di almeno mezz'ora-un'ora al giorno, per tutto
il tempo di coltivazione, più diverse ore per la preparazione dei locali
e molte per la pulizia e l'immagazzinamento del materiale raccolto.
Prima di tutto dovremo pensare a quanta cannabis vorremmo
avere, e regolarci di conseguenza sulla scelta degli ambienti di coltivazione
in
base alla loro grandezza.
Se ci si accontenta di uno o due grammi al giorno, sarà
sufficiente un solo locale di un metro quadrato, dove, partendo con semi per
ogni nuovo raccolto, si potranno realizzare tre raccolti in un anno. La resa
potrà andare dai 150 ai 300 (o più) grammi di infiorescenze secche
per raccolto.
Se si pensa ad una coltivazione per una produzione commerciale,
si dovranno attrezzare tre locali: uno per la semina e la produzione di talee,
uno per la crescita vegetativa e le piante madri, ed infine uno per la fioritura.
Le dimensioni del locale per la sola crescita vegetativa, escluse quelle per
le piante madri, saranno di circa la metà del locale per la fioritura,
mentre la zona per la semina e la produzione di talee richiederà uno
spazio ridotto: la soluzione più utilizzata sono scaffali a più
ripiani.
Anche l'altezza del locale di crescita è importante:
più aria potrà circolare e meglio sarà per le piante, il
calore emanato dalle lampade salirà verso l'alto e sarà più
facile mantenere livelli di umidità accettabili. Due metri di altezza
sono il minimo indispensabile se si utilizza una sola lampada da 250 o 400 Watt,
4-5 metri nel caso di locali grandi, con decine di lampade in funzione.
È indispensabile garantire ad ogni locale piccolo
o grande che sia un costante ricambio di aria. Bisogna calcolare il volume dei
locali ed assicurarsi che gli estrattori riescano a far uscire un volume d'aria
uguale a quello dell'ambiente ogni 5 minuti (é meglio sempre che la capacità
di estrazione sia superiore di almeno un 20% del volume necessario).
In tutti i locali sarà una buona pratica mettere un telo di plastica
( bianca, riflette di più la luce) sul pavimento, con i bordi rialzati,
per evitare perdite d'acqua. Il te lo deve essere lavato e disinfettato, oppure
cambiato, ad ogni raccolto.
Disinfettare sempre tutti i locali prima di ogni piantagione.
Questo eviterà molte infestazioni da parte di organismi nocivi (muffe
e insetti). Pulire regolarmente il suolo, gli attrezzi utilizzati, evitare assolutamente
che entrino animali e stare attenti a non introdurre nei locali uova di
insetti, spore o qualunque materiale che possa essere nocivo per le piante.
1) Disponibilità di uno spazio ridottissimo: una lampada al sodio da 250 Watt può illuminare convenientemente un'area di 80x80 cm.

Per la crescita vegetativa si utilizzeranno 4 tubi fluorescenti
di lunghezza appena inferiore allo spazio da utilizzare (da mantenere sempre
molto vicini alle cime delle
piante: 2-10 cm), da sostituire con la lampada al sodio all'inizio della fioritura.
Potranno crescere per 45-60 giorni da 9 a 16 piantine,
e fiorire per 60-90 giorni da 4 a 9. La resa sarà di 150-250 grammi di
infiorescenze essiccate, ogni 4-5 mesi. Lo spazio sarà interamente occupato
dalle piante. Se si attrezza un locale in più per la crescita vegetativa
si potranno avere fino a 5-6 raccolti all'anno.
2) Disponibilità di una stanza, ad esempio
di 4x4 metri: dovremo poter avere lo spazio per muoverci, quindi si considererà
un'area utilizzabile dalle piante di 11-13 metri quadrati.

4 lampade al sodio da 600 Watt (scegliete le lampade
con più alta emissione di lumen: per ora fino a 130000) faranno fiorire
36-64 piante, con una resa da 1,5 a 2,5 chilogrammi per raccolto (se da seme,
ogni 4-5 mesi).
Se si decide di dividere la stanza per creare un locale
per le piante madri (in questo caso particolare ne basteranno 4) e le piantine
in crescita vegetativa, a questo si potranno dedicare 2x4 metri, separando con
un pannello il locale per la fioritura, che rimarrà di 2x4 metri. Nel
primo locale si potranno utilizzare due lampade da 600
Watt al sodio (o da 1000 W a ioduri metallici) per le piante madri e quelle
in crescita e tubi fluorescenti per le talee.
Nel locale per la fioritura & maturazione potremo
installare 2 lampade al sodio da 600 Watt (tubi da 130000 lumen), che ci renderanno
1-1,5 chili di cime ogni 2-2,5 mesi (dopo il primo raccolto).
3) Coltivazione a livello commerciale: consideriamo
ad esempio un locale da 300 m2.
200 m2 saranno dedicati alla fioritura, con un area
utilizzata dalle piante di circa 150 m2 Si installeranno qui circa 60 lampade
al sodio da 600 watt
Nel locale per la crescita vegetativa si potranno collocare
anche le piante madri e qui saranno necessarie 20-30 lampade agli ioduri metallici
e/o al sodio da 600 watt (100 m2, con 70-80 m2 utilizzabili). Nello stesso locale
potranno essere utilizzati scaffali a più ripiani per la semina e per
la produzione di talee (le piantine potranno restare sugli scaffali all'incirca
per un mese). Per gli scaffali si useranno tubi fluorescenti (impropriamente
anche detti "al neon") e la distanza fra i ripiani sarà di
circa 50 cm.

Davanti agli scaffali si dovrà usare un telo
di plastica trasparente per mantenere un umidità maggiore e riparare
le talee in radicazione dalla luce troppo intensa delle lampade a scarica.
In questo esempio di coltivazione potranno crescere
e fiorire 500-700 piante ogni due mesi, con rese dai 25 ai 40 chilogrammi per
raccolto.
Sarà utile, in questo caso, avere un locale in
più per la preparazione del terreno, i trapianti, la preparazione dei
fertilizzanti e dell'acqua di irrigazione. Nei casi 2 e 3, se si utilizzano
sistemi per muovere le lampade, si potrà risparmiare fino al 40 per cento
di lampade e di elettricità (il consumo dei motori per spostare i bracci
mobili sarà irrisorio, ma i tempi di maturazione saranno leggermente
più lunghi).
Ci sarà una serie di attrezzi indispensabili
ed altri molto utili nel facilitarci il lavoro. Strumenti costruiti con materiali
di buona qualità daranno molti meno problemi di altri più economici,
ed alla fine sarà più probabile avere un raccolto migliore in
qualità e quantità.
Ci dovremo munire di:
Un termometro, meglio se a massima e minima,
per poter vedere e se necessario correggere le variazioni di temperatura, ed
uno per misurare la temperatura dell'acqua.
Un igrometro per misurare l'umidità dell'aria
ed uno per controllare il grado di ritenzione idrica del terreno.
Un misurato re del PH, strumento da utilizzare
per un controllo costante del terreno, dell'acqua e delle soluzioni nutritive
che si daranno alle piante.
Un misuratore dei nutrimenti presenti nel terreno,
utile soprattutto per chi non ha una grande esperienza (in genere vengono rilevati
soltanto i macronutrienti: N, P e K).
Un misurato re dell'elettroconduttività dell'acqua
(EC), per misurare la quantità di sali nella soluzione di irrigazione,
indispensabile in caso di coltivazione idroponica.
Un paio di forbici, nuove e da utilizzare soltanto
nella piantagione.
Cordini, per legare e sostenere eventuali rami
e piante e bacchette (di bambù o altro materiale).
Una scopa, o meglio un aspirapolvere,
per pulire il pavimento dei locali.
Un'agenda, per registrare i lavori fatti, quelli
da farsi e i valori dei controlli degli elementi di crescita.
Teli di plastica abbastanza grandi da coprire
il suolo dei locali e i primi 5-10 cm delle pareti.
Un irrigatore, ed un nebulizzatore per
l'acqua da dare nei vasi e da spruzzare sulle foglie (a volte può essere
utile un tubo di gomma con attaccata ad una estremità una bacchetta rigida,
per poter arrivare facilmente a bagnare le piante).
Un contenitore per l'acqua, di dimensioni tali da poter bagnare tutte
le piante con acqua (con o senza fertilizzanti aggiunti) lasciata almeno un
giorno, perché raggiunga una temperatura simile all'ambiente e al terreno,
e perché possa evaporare il cloro a volte presente.
Un eventuale impianto di irrigazione a goccia,
che permetterà un maggiore assorbimento dei nutrienti sciolti nell'acqua
e alle piante di non soffrire per mancanza di acqua nel caso ci si debba assentare
per pochi giorni. L'impianto di irrigazione a goccia non deve sostituire un
controllo continuo ed un irrigazione specifica per le esigenze di ogni singola
pianta.
Filtri di carta e setacci metallici per evitare
che la presenza di materiali organici nell'acqua, usati come fertilizzanti,
possa intasare gli ugelli del vaporizzatore, i tubicini o le uscite dell'acqua
in un eventuale irrigazione a goccia.
Vasi di plastica, meglio se quadrati, di diverse
dimensioni, sempre muniti di fori sul fondo per permettere l'uscita dell'acqua:
8-12 cm di lato per i semi e le talee, 15-20 (o più) per la crescita,
25-40 per la fioritura (si può evitare un trapianto e trasferire direttamente
le piantine dai vasi più piccoli a quelli più grandi: lo sviluppo
sarà migliore, ma, soprattutto se sono piante nate da seme e non talee,
a volte eccessivo).
Terriccio, perlite (o altro materiale simile), letame
maturo, humus e altri fertilizzanti e ammendanti in quantità sufficiente
per i vasi ed i trapianti.
Concimi organici, minerali e di sintesi, in forma
solida e/o liquida, di diverse composizioni e varietà, per poter
far fronte a tutte le esigenze delle piante.
Lampade di diversi tipi (fluorescenti, e a scarica)
in quantità sufficiente per l'area utilizzata, munite di riflettori.
Bulbi di ricambio nel caso si bruciasse una lampada.
Timer (uno o più) per controllare l'accensione
e lo spegnimento delle lampade e dei ventilatori, con un relè (fusibile
salvavita) fra il timer e le lampade. Il relè eviterà il surriscaldamento
del timer, garantendo il suo funzionamento (attenzione agli amperaggi delle
lampade e a quelli sopportati dal relè).
Sarà molto utile un illuminometro, strumento
di basso costo per misurare la quantità di luce emessa dalle lampade.
Cavi elettrici di dimensioni abbastanza grandi
da evitare un loro surriscaldamento con dispersione di energia ed il rischio
di incendio.
Corde o catene con ganci, carrucole, viti, chiodi
e tasselli robusti, per evitare che le lampade cadano sulle piante.
Eventuali umidificatori o deumidificatori per
correggere l'umidità dell'aria (in genere si riesce a correggere aumentando
o diminuendo la ventilazione).
Eventuali condizionatori o stufe per mantenere
una temperatura ideale (ricordare che le lampade a scarica e il loro reattore
emettono calore).
Ventilatori ed estrattori d'aria di potenza sufficiente
a garantire la miglior aerazione.
Pazienza, costanza nei controlli, pulizia, rapidità
di intervento in caso di problemi, esperienza e amore verso le piante
sono necessarI per una crescita ed una fioritura sane e rigogliose e per un
conseguente buon raccolto.
Per la coltivazione indoor non tutte le varietà
di canapa sono adatte, e la scelta dei semi (o delle tale e) con cui iniziare
la piantagione sarà di basilare importanza per un raccolto che risponda
alle nostre aspettative in termini di qualità, resa, tempo di crescita
e maturazione, resistenza alle malattie.
Un fattore molto importante da considerare saranno le
dimensioni e soprattutto l'altezza raggiungibile dalle piante: come già
visto, converrà avere soltanto piante di piccola taglia (alte 70-120
cm max. alla maturazione) per poter avere una illuminazione efficiente e una
maturazione uniforme.
Poiché la spesa maggiore di una coltivazione
indoor sarà quella della corrente elettrica, dovremo considerare il tempo
minimo necessario alle piante per poter cominciare la fioritura: semi di piante
provenienti da paesi tropicali o equatoriali daranno piante che richiederanno
un tempo considerevolmente più lungo di altre provenienti da paesi a
clima temperato o da coltivazioni indoor (le talee sono parti di piante adulte,
e possono essere messe in fioritura in qualunque momento dalla formazione delle
radici, non importa la varietà).
Ancora più importante sarà il tempo di
fioritura: a parità di resa e di qualità, piante che potranno
maturare in tempi più brevi costeranno meno di altre che siano più
lente nella formazione di fiori e resina.
Naturalmente, con l'utilizzo di varietà resistenti
a possibili malattie (ad es. marciume radicale, o muffe) si ridurranno i rischi
di infestazioni, assicurandosi un raccolto maggiore e migliore.
Una pianta per l'indoor dovrebbe avere i seguenti requisiti:
dimensioni ridotte, interno di ravvicinati e numerosi, rapidità di crescita
e di fioritura, uniformità di malattie.
La sola varietà esistente in natura che possieda
tutte queste caratteristiche è quella detta "indica": una pianta
ottenuta attraverso una selezione durata secoli per la produzione di resina
nelle montagne dell'Afghanistan, Turkestan (russo e cinese) e nel nord del Pakistan.
Tutte le altre varietà sono da considerarsi "sativa",
e generalmente sono di taglia maggiore e difficile da contenere, arrivando fino
a 6-7 metri di altezza, richiedono un tempo di crescita e fioritura più
lungo (specialmente per alcune pregiate varietà tropicali), a volte non
sono adatte per la produzione di resina (la maggior parte delle varietà
selezionate per la fibra), spesso producono infiorescenze meno compatte e più
piccole della "indica", anche se a volte possiedono delle particolarità
uniche in quanto ad effetti.
In genere l'effetto delle "indica" è
più rilassante e più avvertibile sul piano fisico; quello delle
"sativa" più energizzante e essenzialmente mentale, con grandi
differenze fra le varietà e spesso fra pianta e pianta, o fra infiorescenze
della stessa pianta, raccolte in tempi di maturazione diversi.
Per mantenere alcune caratteristiche importanti, alcune
"sativa" da resina sono state incrociate con la "indica",
che trasmette facilmente alla generazione successiva la rapidità di maturazione,
la compattezza e la grande produzione di resina delle infiorescenze, dando la
possibilità di contenere la taglia delle piante in dimensioni accettabili.
Sono così state create ed adattate per la coltivazione indoor nuove varietà
(cultivar), meglio rispondenti alle esigenze della coltivazione in ambiente
artificiale, che permettono di ritrovare qualità, come il gusto o l'effetto,
proprie di tipi di cannabis che sarebbe molto difficile e dispendioso poter
utilizzare in interni.
Vediamo dunque che per la coltivazione indoor la nostra
scelta di varietà sarà di una cannabis "indica" o incrociata
con la "indica", e l'incrocio scelto sarà determinante per
la qualità.
Soprattutto per i primi tempi, non utilizzate troppe
varietà diverse contemporaneamente: ogni tipo di pianta avrà differenti
esigenze di acqua, nutrimenti, calore e luce, con diversi tempi di crescita
e fioritura. Non usate semi di provenienza incerta: se non si sa esattamente
che tipo di pianta daranno provateli all'esterno, ma non rischiate mesi di lavoro
e di spesa.
I semi devono essere maturi, non spezzati, e non più
vecchi di tre anni.
Dopo esserci assicurati delle caratteristiche che potranno
avere le piante che nasceranno dai semi in nostro possesso, potremo procedere
alla semina.
Una pratica molto comune è quella di far germinare
i semi nel cotone o fra strati di carta bagnati e poi trapiantare soltanto quelli
nati. Questa tecnica è da EVITARE ASSOLUTAMENTE in quanto le piantine
appena uscite dal seme sono fragilissime, e da evitare di toccare per non arrecar
loro danno. Con una tecnica del genere avremo meno piante: molte di loro saranno
uccise o lesionate al momento della posa nel terreno.
Potremo mettere i semi a bagno per 24 ore in acqua tiepida,
per permettere loro di iniziare a gonfiarsi, poi collocarli nel terreno. Ogni
vaso (da 8 a 12 cm di lato) potrà contenere una sola piantina.
Il vaso sarà riempito con un terriccio adatto
a trattenere molta aria (vedi cap. sul terreno) e inzuppato d'acqua (dal fondo,
per capillarità. Così non si compatta e trattiene molta più
aria che se bagnato da sopra).
Il seme dovrà essere collocato ad una profondità
da 0,5 a 1 cm sotto terra.
Il terreno dovrà essere mantenuto costantemente
umido (ma l'acqua non deve mai ristagnare) ed ad una temperatura fra i 20 ed
i 25 gradi centigradi. Controllare il PH: spesso il terreno si inacidisce rapidamente,
a volte al punto da bloccare la crescita dell'embrione, far marcire la giovane
radice e uccidere la piantina.
Dopo alcuni giorni (da 2 a 10-15, a seconda delle varietà,
della temperatura e della composizione del terreno, dell'età e del vigore
del seme), le piantine cominceranno ad uscire dal terriccio, con il guscio del
seme ancora attaccato al fusto allo stato embrionale (questo momento è
detto emergenza -delle piante dal terreno).
Da questo momento le piante cominceranno la loro crescita,
e noi forniremo loro 18 ore di luce e 6 di buio ininterrotto al giorno. In questo
periodo la luce migliore sarà fornita da lampade fluorescenti con un
emissione di almeno 4000 °K; le lampade saranno mantenute a 2-10 cm dalla
cima delle piantine. Si può utilizzare da subito una lampada agli ioduri
metallici, ottima per la crescita (con una gradazione di colore di 4000 °K,
o più), ma con il difetto di emettere molto calore e quindi il rischio
di bruciare le piantine appena nate, se troppo vicina, o di farle allungare
eccessivamente, se troppo lontana. La distanza sarà proporzionale alla
potenza della lampada: da 60 a 90 cm, sempre controllando la temperatura.
Con la caduta del guscio si apriranno i cotiledoni (foglioline
arrotondate presenti nel seme), e subito dopo apparirà la prima coppia
di vere foglie: un paio di foglioline seghettate opposte fra di loro, ognuna
con il suo picciolo (gambo fogliare).

Le paia di foglie successive spunteranno in formazioni
opposte, e queste foglie saranno formate, nel secondo paio da 3 foglioline ognuna,
nel terzo paio da 5, e così via fino a 11-13 foglioline per foglia. All'intersezione
delle foglie con lo stelo presto cominceranno a crescere piccoli rami.

È importante che la fonte luminosa sia il più
possibile vicino alla cima delle piantine dal momento dell'emergenza. Questo
per evitare che le piantine si allunghino alla ricerca di luce e per favorire
la rapida formazione di interno di (e quindi in seguito rami) molto ravvicinati.

Il consumo di acqua e di sostanze nutritive (in prevalenza
fosforo) delle piantine appena nate sarà ridottissimo, e crescerà
progressivamente con la crescita degli apparati radicale e fogliare.
La temperatura sarà sui 20 °C o di poco superiore;
per i primi 15 giorni sarà meglio non accendere il ventilatore, per evitare
di piegare le piantine, tenerissime, ma un ricambio d'aria è sempre necessario.
Attenzione: bisogna piantare almeno il triplo di semi
delle piante finali previste (sarebbe meglio il quadruplo): alcuni semi non
nasceranno, alcune piante saranno stentate, altre potranno avere problemi di
vario tipo, ed infine la metà circa (in natura e in coltivazioni in pieno
campo leggermente di più, dal 50 al 60%) saranno maschi. Se proprio avanzassero
delle piantine, si possono regalare a qualche amico contento di curarle.
Dopo circa 15-20 giorni dall'emergenza delle piantine dal terreno, i vasetti in cui si trovano le piantine stesse saranno pieni di radici, e sarà ora di procedere al primo trapianto. Preparare il terriccio per la crescita vegetativa (vedi "terreno"), preparare i nuovi contenitori (5 litri di terriccio saranno sufficienti per poco più di un mese, fino all'inizio della fioritura) ricordandosi di mettere sul fondo 2-3 cm di argilla espansa (quella per giardinaggio, non quella per edilizia che è piena di depositi carboniosi) per un buon drenaggio e di utilizzare un sottovaso per ogni singolo vaso: ogni pianta avrà differenti esigenze di irrigazione, ed è molto meglio un controllo individuale per evitare marciumi e prevenire alterazioni del PH. Il sottovaso eviterà che ad ogni irrigazione si bagni e sporchi il pavimento del locale di crescita.

Per evitare di rompere le radici, bagnare bene il terriccio
dove si trovano le piantine, in modo che non si sgretoli, si prepari nel nuovo
vaso una buca delle stesse dimensioni del vaso dove si trova la piantina (con
un vaso vuoto della stessa dimensione del vecchio si fa un buco perfetto: non
pressare il terreno, ma estrarlo a mano) e si depositi delicatamente il pane
di terra nella buca, facendo attenzione che il margine superiore del vecchio
terreno coincida con il nuovo. Sarà meglio aspettare almeno un giorno
ad irrigare, per stimolare le radici alla ricerca di acqua. In questo periodo
(circa un mese) potremo continuare ad usare le lampade fluorescenti, ma con
l'utilizzo di lampade agli ioduri metallici o al sodio bianche si avrà
sicuramente una maggiore praticità ed una migliore illuminazione di tutta
la pianta (le lampade fluorescenti hanno poca intensità per illuminarne
appieno la parte inferiore). Più ore di luce si daranno alle piante,
più velocemente cresceranno, ma abbiamo già visto che un periodo
di "notte" é necessario per la migrazione dei prodotti di rifiuto
delle piante: 18 ore di luce e 6 di buio sono il massimo periodo di luce incontrato
in natura dalla canapa e permettono la migliore e più sana crescita.
L'intensità della luce dovrà andare da un minimo di 30000 lumen
ad un massimo di 50000.
Durante la crescita le piante abbisognano di grandi
quantità di azoto, non dovendo mai mancare comunque anche gli altri elementi.
Oltre a quello presente nel terreno, bisognerà fornire nutrimento alle
piante mischiando i fertilizzanti all'acqua di irrigazione. Non esagerare: è
molto più facile rimediare ad una carenza di nutrimenti che salvare le
piante dopo un'overdose di fertilizzanti. Un'ampia disponibilità di azoto
favorisce una più alta percentuale di piante femmine, ma potrà
prolungare la fase vegetativa. Una sana, costante e progressiva crescita è
indice di buona disponibilità di fertilizzanti. Carenze nutrizionali
potranno manifestarsi con clorosi fogliare (le foglie impallidiscono e seccano),
ritardi nell'accrescimento e minor resistenza alle malattie e ai parassiti.
La temperatura dell'aria sarà fra i 20 e i 25
ac. Il ricambio dell'aria sarà indispensabile, e garantito da un estrattore
che cambi tutta l'aria del locale ogni 5 minuti (ad es., per un locale di 30
m. cubi è necessario un estrattore con una capacità di almeno
400 m. cubi/ora). Un ventilatore servirà ad irrobustire gli steli delle
piante, ad aumentare l'evapotraspirazione e a combattere muffe e parassiti.
Il periodo di crescita vegetativa dovrà durare
almeno 45 giorni dal momento dell'emergenza delle piantine, se no si avrebbero
difficoltà di fioritura. Trascorso questotempo si possono far fiorire
le piante, oppure si può cercare di determinarne il sesso, mantenendole
in fase vegetativa (attenzione però che non crescano troppo operazione
più utile se si decide di trapiantare outdoor solo piante femmine, dopo
averle acclimatate gradatamente agli ultravioletti del sole, o se si vogliono
ricavare piante madri).
Le piante coltivate indoor devono poter crescere e fiorire
il più rapidamente possibile, essere indenni da parassiti e malattie
e occupare uno spazio ristretto: per questi motivi sarà molto meglio
evitare qualunque intervento di potatura, a parte l'asportazione di parti di
pianta eventualmente malate o danneggiate e quella eventuale di rami più
bassi che non si sono potuti sviluppare.
Esiste ancora la credenza errata, da parte di alcuni
coltivatori, che l'asportazione delle foglie grandi dia una miglior illuminazione
alle parti interne delle piante e quindi una miglior resa in fiori. NON BISOGNA
MAI TOGLIERE LE FOGLIE se non secche o malate. La foglia é il polmone
della pianta e la sua presenza é indispensabile. Togliendo le foglie
si avrebbe come risultato soltanto una fioritura precoce ed un nanismo nei fiori.
Le foglie, lasciate intatte, al momento della maturazione ingialliranno e cadranno
da sole. A questo punto le sostanze nutritive presenti nelle foglie saranno
emigrate nelle infiorescenze. I fiori potranno svilupparsi e accrescere di gran
lunga la resa finale. Al massimo, come per molti frutti, si possono togliere
le foglie grandi qualche giorno (max. 3-5) prima della raccolta, per favorire
la completa maturazione delle infiorescenze interessate.
Alla fine della fase di crescita, se da seme, le piante
avranno bisogno di un area di almeno 25-30 cm di lato cadauna. Questo significa
che potremo avere da 9 a 16 piante per metro quadrato. In un'area più
piccola le piante si allungherebbero eccessivamente alla ricerca di luce e non
-potrebbero sviluppare rami laterali.
Se le piante proverranno da talee, potranno essere messe
in fioritura anche subito dopo la formazione delle radici (quindi potremo tenere
più piante nello
stesso spazio, fino a 36 per metro quadro), ma, per avere una fioritura copiosa
senza dover "pompare"eccessivamente le piante con fertilizzanti é
meglio aspettare che le
talee raggiungano dimensioni tali poter reggere abbondanti un mese).
Lo scoprire in anticipo il sesso delle nostre piante ci sarà
utile L soprattutto nel caso decidessimo di avere delle piante madri. Si dice
"pianta madre" una pianta femmina mantenuta in stadio vegetativo (18
ore di luce e 6 di buio) allo scopo di ricavarne talee (cloni), che saranno
piante uguali nelle loro caratteristiche alla loro "madre".
Ci potrà anche essere utile conoscere il sesso
delle piante nel caso avessimo deciso di trapiantarle in serre o in esterni,
per risparmiare spazio, tempo e lavoro, ritrovando ci con solo piante femmine,
e per garantirci una produzione di "sinsemilla" senza dover controllare
costantemente le piante fino alla sicura fioritura.
Nella coltivazione indoor, nel caso di ambienti di crescita
e fioritura separati, il poter introdurre nella camera di fioritura soltanto
piante femmine sarà anche un grosso risparmio di energia elettrica, oltre
ai vantaggi già menzionati.
Nel caso di un ambiente unico invece, si metteranno
in fioritura tutte le piante e si separeranno i maschi non appena si potrà
riconoscerne il sesso. Con questo sistema le piante femmine rimarranno anche
più piccole, entrando in fioritura prima (in ambienti piccoli a volte
è necessario), ma avranno la possibilità di sviluppare buone cime
dai rami, trovando spazio dopo l'eliminazione dei maschi.
Per poter conoscere il sesso delle piante prima che
fioriscano, bisognerà tagliare una porzione di pianta (generalmente un
ramo, ma a volte può essere utile tagliare la cima), e far fiorire quest'ultima.
Sarà sempre meglio avere due talee da ogni pianta, nel caso una non sopravviva.
Si può aspettare che le talee producano le prime radici sotto a lampade
fluorescenti per 18 ore e poi farle fiorire, oppure metterle direttamente a
12 ore di luce e 12 di buio, meglio se per i primi 15 giorni con illuminazione
a tubi fluorescenti da 2000-3000 °K e poi sotto a lampade al sodio.
Con la comparsa dei primi fiori nelle talee si potrà
capire il sesso delle madri, isolare o eliminare i maschi e mettere in fioritura
soltanto piante femmine.
Se dovessimo mettere l'intera pianta in fioritura per
riconoscerne il sesso e poi riportarla in fase vegetativa (ad es. per trapianti
in esterni), la pianta stessa avrebbe i cicli sconvolti, facilmente avrà
dei ritardi nella maturazione, da ogni fiore potrà partire un ramo (la
pianta si troverebbe a produrre moltissimi rami, ma non avrebbe più la
forza ne il tempo di avere infiorescenze accettabili), e il raccolto finale
sarebbe di molto inferiore.
Una volta determinato il sesso delle talee e quindi
delle rispettive piante di provenienza, si potranno isolare o distruggere i
maschi e mettere le femmine in fioritura, oppure utilizzarle per la produzione
di talee.
Una pianta madre può essere mantenuta in stadio
vegetativo (18/6 ore) per anni, e può fornire migliaia di talee (quando
si taglia da una madre una porzione di ramo per avere una talea, lasciare sempre
una porzione di ramo con almeno una foglia attaccato alla pianta, porzione da
cui partiranno nuovi rami per avere nuove talee).
Una pianta madre necessita di uno spazio notevole, almeno
un metro quadrato. Sarà necessario usare una lampada a ioduri metallici
o al sodio bianca, perché la luce possa arrivare in profondità;
e sarà bene che le piante madri abbiano una buona riserva di nutrimenti,
realizzabile con un trapianto in mastelli da 50-150 litri.
Le esigenze di fertilizzanti delle madri saranno alte,
soprattutto in azoto, dovendo rimpiazzare continuamente con nuovo materiale
le parti asportate.
Le piante madri possono rimanere più facilmente
vittima di parassiti, soprattutto perché rimarranno negli ambienti di
crescita molto più a lungo. I trattamenti contro le infestazioni (usate
in ogni caso solo rimedi naturali e sempre il meno possibile) in questa fase
sono possibili, il materiale che ci interessa verrà prodotto dalle piante
solo in seguito. Un infezione da virus si potrà propagare attraverso
i tagli, ed in questo caso la pianta potrebbe anche morire. Una pulizia estrema
degli ambienti e degli attrezzi di lavoro é, in questo caso, più
che mai necessaria
Possono essere prodotte anche piante padre, per avere
polline per gli incroci futuri, ma spesso i maschi raggiunta una certa età
(da 2 a 6 mesi) fioriscono, indipendentemente dal fotoperiodo.
La canapa é una pianta che si presta bene alla
produzione di talee: L radica facilmente e con una discreta velocità.
Bisogna soltanto seguire alcuni accorgimenti, particolari per questa fase di
vita delle nostre piante.
La talea si ha tagliando una porzione di pianta madre
e facendo sì che produca radici. Tutte le piantine (cloni) ricavate da
una pianta madre avranno le stesse caratteristiche del genitore, le stesse qualità
e le stesse esigenze. Se le condizioni di crescita saranno esattamente uguali
a quelle della madre avremo piante uguali, ma poiché la canapa é
una pianta che si adatta molto facilmente, condizioni diverse, diverso terreno,
illuminazione, temperatura o fertilizzanti, produrranno piante che potranno
essere anche molto dissimili fra loro.
Le piante da cui dovranno essere tagliate le talee dovrebbero
avere almeno 6-7 settimane di vita, dei rami sufficientemente sviluppati, essere
in fase vegetativa (18 ore di luce e 6 di buio) o, al massimo, aver visibili
i primissimi fiori (massimo 15 giorni dall'inizio della fioritura, se no farebbero
poi fatica a tornare in fase di accrescimento vegetativo e potrebbero "impazzire")
e assolutamente prive di parassiti.
Le radici vengono prodotte più -facilmente se
i tessuti vegetali delle 10stre talee sono ricchi di carbonio ~ poveri di azoto.
Più il ramo é vecchio e più é ricco di carbonio,
quindi i rami bassi saranno i migliori per Il nostro scopo (tagliare i rami
più bassi é spesso anche una buona pratica colturale per permettere
un maggiore afflusso di linfa alle infiorescenze superiori, sicuramente di migliore
qualità che le "cime" dei rami più bassi); se il ramo
é troppo vecchio inizia a lignificare e la produzione di radici é
più difficile.
Essendo spesso le piante in piena crescita vegetativa,
i loro tessuti saranno anche ricchi di azoto, essendo questo l'elemento nutritivo
di cui le piante abbisognano di più per la costruzione di nuovo materiale.
Un abbassamento del tenore di azoto si ottiene cessando la somministrazione
di fertilizzanti qualche giorno prima di procedere al taglio dei rami, e lavando
(con uno spruzzatore) con acqua pura ripetutamente e per questi giorni i rami
che verranno tagliati.
Se si fanno talee per il riconoscimento del sesso delle
loro piante madri, sarà necessario un contrassegno uguale per la madre
e per le sue figlie, pratica utile in ogni caso.
Tagliare con un rasoio o con un coltello bene affilato la parte terminale (8-10
cm) di un ramo, staccare le foglie più basse e mettere le talee immediatamente
in acqua tiepida (se dovesse entrare dell'aria nella parte di ramo appena tagliato,
la talea potrebbe morire).
Per stimolare la formazione delle radici si possono
usare prodotti a base di ormoni per talee erbacee (da prove eseguite a Bologna
dall'Istituto sperimentale per le colture industriali sembra che dei due ormoni
radicanti, chiamati IBA e NAA, solo l'IBA sia efficace. Nelle stesse prove,
fra le piante non trattate con ormoni non si é avuta alcuna radicazione.
Molti coltivatori con esperienza non utilizzano alcun ormone, o prodotti con
solo NAA, il più comune in commercio, ed hanno una percentuale altissima
di radicazione). Un trucco per mantenere le parti di pianta in vita per qualche
giorno in più e quindi dare loro più possibilità di emettere
radici può essere l'utilizzo di acqua in cui saranno rimasti a bagno
per un paio di giorni rametti giovani di salice, tagliati a pezzetti.
Se si utilizza un ormone radicante, é meglio
sia in forma liquida piuttosto che in polvere, si eviterà più
facilmente un sovradosaggio. Sono in commercio anche nuovi prodotti ormonali
a base di gel, utili per evitare sovradosaggi e occlusioni del ramo da radicare.
Sistemare poi la talea nel terreno di crescita. Si può
usare terriccio leggero, torba, sabbia, perlite, argilla espansa (pure o mischiate
in proporzioni variabili), oppure lana di roccia o terreno artificiale. La lana
di roccia ed il terreno artificiale hanno caratteristiche ideali per la radicazione:
sono sterili, a PH neutro, trattengono molta aria (l'ossigeno é necessario
per la formazione delle radici) ma sono spesso trattati chimicamente e tossici
per la nostra salute; in particolare la lana di roccia, usata dalla stragrande
maggioranza dei coltivatori, é altamente cancerogena se inalata. Un buon
terriccio specifico per taleaggio, mischiato con il 40-50% di perlite e pochissima
cenere di legna perché il PH non diventi acido, o una mistura in parti
uguali di perlite e vermiculite, daranno ottimi risultati.
É necessario in ogni caso che il terreno si possa
mantenere umido ma al contempo ben aerato e abbia una reazione neutra. Molto
importante sarà mantenere alta l'umidità dell'aria (almeno l'80%),
finché non si saranno formate le radici. Sarà utile spruzzare
spesso le foglie, per favorire l'assorbimento dell'acqua attraverso gli stomi
fogliari.

La temperatura dell'aria e del terreno sarà di
22-24 °C: temperature maggiori farebbero allungare troppo le piantine e
favorirebbero la formazione di muffe, temperature minori non permetterebbero
una rapida formazione delle radici, con gravi conseguenze per la sopravvivenza
delle giovani talee. É meglio che il terreno sia leggermente più
caldo dell'aria.
Esistono in commercio "scatole di germinazione"
(microserre) che possono essere di aiuto per la formazione delle piantine.
La luce, almeno fino alla formazione delle radici, sarà
fornita dalle lampade fluorescenti (18 ore di luce e 6 di buio), con una gradazione
di colore dai 4000 °K in su (esistono lampade fluorescenti "da serra"
a luce azzurroverde, da 9000 °K, ottimi per la produzione di talee) mantenute
ad una distanza di almeno 30-40 cm dalle cime delle piante. Non usate lampade
a scarica in questa fase, perché inaridirebbero troppo l'aria e farebbero
seccare e morire le piante.
L'acqua di irrigazione dovrebbe essere sempre fornita
dal sottovaso, per evitare di schiacciare il terriccio e permettere alle radici
di avere più aria. Vediamo in sequenza le operazioni necessarie per preparare
una talea:

Durante la fase di radicazione alle talee potranno
essere utili piccole quantità di fertilizzante ad alto tenore di fosforo;
durante la crescita e la fioritura le esigenze di nutrimenti saranno le stesse
che per le piante nate da seme
Una talea é spesso più ramificata e più
piccola di una pianta da seme. Per questa ragione si possono utilizzare più
piante per metro quadrato: alla fine della fioritura, da 9 fino a 25.
In genere un raccolto di piante ricavate da talee é
più abbondante che da piante nate da semi, sia per la maggiore uniformità
degli individui sia perché spesso le piante madri hanno diversi mesi,
ed un individuo in piena maturità fiorirà meglio e più
rapidamente di uno giovane.
Se le talee vengono lasciate crescere a sufficienza,
si possono da queste ricavare nuove talee, e così di seguito, teoricamente
all'infinito. Ad ogni taglio, attenti alle infezioni da virus (disinfettare
sempre il materiale usato).
La fioritura sarà la fase più importante
della vita delle nostre piante. In natura questo periodo potrà durare
diversi mesi, ma indoor saranno importanti tempi molto più rapidi, fra
le 7 e le 12 settimane al massimo. Il fattore principale che influenza l'entrata
in fioritura della canapa é il fotoperiodoalternanza di ore di luce e
buio).
All'aperto il fotoperiodo e i cambiamenti stagionali
sono determinati dalla latitudine. Nell'emisfero Nord, dal tropico in su, il
giorno comincia ad essere più lungo della notte dopo l'equinozio di primavera
(21-23 marzo, tempo per la semina), e le ore di luce continuano ad aumentare
fino al solstizio d'estate (21-23 giugno, 15-18 ore di luce al giorno andando
verso Nord).
In luglio le giornate ricominciano ad accorciarsi, e
la canapa comincia a fiorire e a produrre resina. Con l'accorciarsi delle giornate
le piante aumentano la produzione di fiori, la produzione di THC aumenta fino
ad un periodo di massima concentrazione in ottobre e novembre, dopo l'equinozio
d'autunno (21-23 settembre, 12 ore di luce e 12 di buio, fotoperiodo che stimola
una maturazione completa delle infiorescenze nella maggior parte delle varietà
di cannabis). Quando la luce del giorno comincia ad essere meno di lO ore (dicembre)
la produzione di resina rallenta e si arresta.
Le varietà da resina importate da zone subtropicali
ed equatoriali, soggette ad un ciclo di luce e oscurità quasi costante,
con piccoli cambiamenti durante l'anno, spesso iniziano a fiorire dopo l'equinozio
autunnale, perché abituate a non più di 13 ore al giorno. La fioritura
della canapa dipende non dalla lunghezza del giorno, ma dalla durata della notte.
Interruzioni anche brevissime della fase di oscurità porterebbero a ritardi,
allungamento delle infiorescenze (invece di essere compatte), interruzione della
fioritura e fenomeni marcati di ermafroditismo.
In natura l'allungarsi della notte é progressivo,
ma nelle coltivazioni in interni un cambiamento brusco, con il passaggio immediato
da 6 ore a 12 di oscurità, stimolerà una fioritura più
rapida (ricordiamoci sempre che indoor la rapidità dei cicli di sviluppo
é un fattore molto importante) ed un altrettanto rapida maturazione.
Per la fioritura le esigenze delle piante cambieranno:
una luce con più rosso nello spettro (2-3000 °K) stimolerà
una maggior produzione di fiori e la formazione di infiorescenze più
compatte. L'intensità della luce stessa potrà arrivare a 50000
e più lumen per metro quadrato (altro fattore che aumenta il metabolismo
delle piante e quindi accelera la fioritura e la rende più cospicua).
Le lampade migliori sono quelle ad alta pressione di sodio (la miglior resa
attualmente é data dalle lampade da 600 Watt).
Riguardo alle esigenze in nutrimenti, ricordiamoci che
un'ampia disponibilità di fosforo é necessaria per la formazione
dei fiori e ne accelera la maturazione, mentre l'azoto, sempre necessario per
la costruzione di nuovo materiale, rallenta la maturazione. Sono necessarie
anche ampie disponibilità di potassio (alcune teorie dicono che un eccesso
di potassio potrebbe diminuire la produzione di THC, ma sicuramente una sua
carenza provocherebbe danni anche gravi a tutta la pianta, con una grossa diminuzione
della resa). Non utilizzare alcun fertilizzante nelle ultime 2-3 settimane di
maturazione delle infiorescenze: ne risentiranno fortemente l'aroma ed il sapore
delle stesse. (Nella coltivazione idroponica si dovrà usare un fertilizzante
specifico -coi valori di EC della soluzione nutritiva non superiori a 1.5 -1.8
-fino a due o tre giorni prima del raccolto, e solo acqua fino al raccolto).
Per evitare di usare (relativamente) grosse quantità
di nutrimenti aggiunti, sarà molto meglio, con un rinvaso in contenitori
più grandi, fornire alle piante all'inizio della fioritura (subito dopo
la determinazione del sesso), almeno lO litri in più di terriccio preparato
e ricco di nutrimenti organici (vedi cap. "terreno").
L'umidità relativa dell'aria dovrà cambiare,
essendo necessario per una rapida e sana formazione di fiori un clima secco:
un massimo del 50-60% ed un ricambio ed una ventilazione continui (in molti
casi sarànno necessari anche di notte) eviteranno la formazione di muffe
e molte infestazioni da parassiti. La temperatura dell'aria potrà essere
leggermente superiore che in fase di crescita vegetativa durante il giorno.
Al contrario, di "notte"sarà bene sia decisamente inferiore
(fra i 10 e i 15 gradi). In natura sembra che le notti fredde, associate a giornate
tiepide e soleggiate, con aria secca, stimolino le piante ad aumentare la produzione
di resina.
Le ditte produttrici di semi di cannabis ci dicono che
la maggior parte delle varietà adattate per la crescita indoor hanno
tempi di fioritura e maturazione fra le 6 e le lO settimane; questo é
un periodo di tempo ideale per una maturazione commerciale. Per una maturazione
completa delle infiorescenze, fino alla caduta dei pistilli e all'ingrossamento
dei calici, in genere occorrono almeno 2 settimane in più del tempo consigliato.
La canapa é una pianta dioica, ciò significa
che ci sono individui maschi e individui femmine, che porteranno rispettivamente
fiori maschili e fiori femminili. Talvolta si incontrano individui ermafroditi
(più spesso nelle coltivazioni indoor).
Il primo segno della fioritura della canapa é l'apparizione,
sulla parte superiore delle piante, di fiori allo stato embrionale, indifferenziati,
sullo stelo principale, all'intersezione diquesto con le foglie, dietro alla
stipola.
NelIo stadio preflorale il sesso della canapa é
irriconoscibile (non credete a chi pensa di poter riconoscere una pianta maschio
da una femmina prima che su
queste appaiano dei fiori!).
Quando appaiono, i fiori embrionali sono indifferenziati;
ma presto quelli maschi potranno essere riconosciuti per la loro forma iniziale
curva, e poco dopo appariranno come piccoli boccioli rotondi, appuntiti,
con cinque scanalature, che sono uniti allo stelo per mezzi di un minuscolo
gambo.
I fiori femminili sono riconoscibili dall'ingrossamento
dell'embrione, che diventerà un calice tubolare, a punta, da cui spunteranno
presto due pistilli bianchi, a volte gialli, rosa o rossi.
Questi pistilli hanno la funzione di catturare il polline
maschile, portato dal vento, per l'impollinazione dell'ovulo femminile che si
trova dentro al calice. I pistilli sono fertili
(possono "catturare" il polline maschile) finché sono bianchi.
Quando diventano secchi e rossi, il fiore non può più essere impollinato.
Il calice si ricoprirà progressivamente di tricomi
ghiandolari (in realtà é la fogliolina intorno al cali ce, brattea,
a ricoprirsi di resina, ma per comodità in genere si usa il termine "calice"
per intendere l'insieme del singolo fiore) e si formeranno, l'uno vicino all'altro,
sempre più fiori.
Queste "infiorescenze" avranno tempi di maturazione
diversi, a seconda della posizione sulla pianta, e quindi della possibilità
di ricevere più o meno luce. Per essere sicuri del sesso delle piante
bisogna attendere fino alla formazione dei primi fiori riconoscibili, dai 5
ai 20 giorni, a seconda del l'età e varietà delle piante. I primi
fiori saranno nella parte superiore della pianta, sugli interno di appena al
di sotto del ciuffo di foglioline apicali.
Senza l'intervento del l'uomo, alcuni giorni dopo la
loro formazione, si apronoi i fiori delle piante maschili e vengono rilasciati
milioni di grani di polline che, trasportato dalle correnti d'aria (il polline
di cannabis può volare per decine di chilometri!), andrà ad attaccarsi
ai pistilli che escono dai fiori femminili, rendendo questi ultimi fertili.
Se si vuole una produzione di "sinsemilla" bisogna quindi eliminare
i maschi prima che i fiori maschili si aprano.
Dal momento della fertilizzazione nel calice femminile
comincia a formarsi il seme e si ha la caduta dei pistilli; al seme occorrono
dai 20 ai 40 giorni per maturare, e alla fine il calice si apre completamente
e il seme cade sul terreno.
Il sesso delle piante é determinato genetica
mente, ma durante la crescita possono verificarsi condizioni che favoriscono
la decisione delle piante di diventare maschi o femmine. Si leggono tante teorie,
spesso contrastanti, per stiulolare questa "decisione". Le variabili
possono essere tante; ad esempio se aumento la temperatura, aumenterà
anche l'evapotraspirazione, ci sarà una maggiore umidità dell'aria
ma la terra seccherà prima e ci sarà più bisogno di acqua.
Al contrario se diminuisco la temperatura la terra rimarrà bagnata più
a lungo e per certi terricci (ma non tutti) il PH tenderà a diventare
acido. Per esperienza posso affermare che più le piante stanno bene,
meno stress hanno ricevuto, più si avvicinano all'ottimale le condizioni
ambientali, e più probabilità ci saranno di avere piante femmine;
ogni problema nella crescita e nell'ambiente favorirà la decisione delle
piante di diventare maschi (per esperienza ripetuta negli anni posso anche affermare
che un aumento della disponibilità di azoto prima della fioritura accresce
la percentuale di femmine; ma ritarda la formazione dei fiori, favorendo l'accrescimento
della pianta, entrambi fattori indesiderabili per la coltivazione in interni).
Ricordiamo che una percentuale di maschi leggermente
superiore alle femmine é normale, e che, visto che nella maggior parte
dei casi si lavora con un numero di piante limitato, si può anche essere
semplicemente sfortunati. Percentuali di maschi fino ad oltre il 60% non significano
necessariamente che si é sbagliato qualcosa.
Sicuramente l'etilene, gas prodotto dalla combustione
o dalla fermentazione dei vegetali stimola la formazione di fiori femminili
e a volte ne accelera la maturazione (a volte la impedisce!), ma non é
una buona idea accendere un fuoco o introdurre vegetali marci e con formazione
di muffe nella nostra piantagione.
Il ritmo di luce e buio di 12/12 ore si potrà
mantenere invariato fino alla raccolta. Se si ha necessità di una più
rapida maturazione (ad es. nel caso di presenza di parassiti, o per ragioni
personali) si possono aumentare a 14 le ore di oscurità, dopo almeno
il primo mese di fioritura: le infiorescenze saranno pronte fino a due settimane
prima, ma il raccolto finale sarà di quantità decisamente inferiore.
Dopo 5-20 giorni dal cambio del ritmo luce/buio (da
18/6 a 12/12), a seconda dell'età e della varietà delle piante,
queste entreranno in fioritura (che si potrà prolungare per 6-12 settimane,
a seconda della varietà e dei gusti personali del coltivatore).
A questo punto, se le piante sono nate da semi, si potranno
riconoscere ed eliminare i maschi, per avere un raccolto di "sinsemilla".
Le femmine rimaste potranno essere trapiantate in vasi più grandi, che
contengano circa lO litri in più di terriccio (un quantitativo maggiore
permetterebbe alle piante di crescere spesso esageratamente rispetto alle possibilità
dell'ambiente; nella maggior parte dei casi si utilizzano vasi più piccoli,
ma bisognerà poi fornire alle piante in fioritura molto più fertilizzante,
che nelle ultime fasi di vita delle piante potrebbe modificarne pesantemente
il gusto.)
Durante la fioritura é importante che l'oscurità
sia assoluta (non ci devono assolutamente essere infiltrazioni di luce o "visite"
alla piantagione in queste ore, nemmeno per pochi secondi e con luce molto bassa).
In caso contrario le piante potranno rallentare o interrompere la fioritura
e mostrare fenomeni di ermafroditismo.
Se provenienti da seme, é consigliabile mantenere
le piante in fase vegetativa per almeno 6-7 settimane dall'emergenza dei germogli
dal terreno, perché se troppo giovani faticheranno a fiorire (e si allungheranno
esageratamente). Se provenienti da talea, ed essendo quindi comunque parti di
pianta adulta, potranno essere poste in fioritura in qualunque momento dopo
la formazione delle radici; In genere si lasciano crescere per circa un mese
per avere delle piante di dimensioni decenti.

La miglior produzione di resina, come qualità
e come quantità, si ha eliminando le piante maschio prima dell'apertura
dei fiori e il conseguente rilascio di polline, per non permettere alle piante
femmine di essere fertilizzate e quindi di produrre semi. "Sinsemilla"
è un parola spagnola che significa "senza semi".
La resina si forma principalmente sui fiori femminili;
se non fertilizzata la pianta femmina continuerà a produrre nuovi fiori
e in essi si formeranno sempre più tricomi ghiandolari. Questo processo
può durare, a seconda delle varietà, delle condizioni climatiche
e della disponibilità di sostanze nutritive nel terreno, fino a quattro
e più mesi (le condizioni e le varietà utilizzate in indoor ci
permettono di avere piante al massimo della maturazione dopo poco più
di due mesi di fioritura). Se non fertilizzato, il fiore comincerà comunque
ad ingrossarsi, ricoprendosi sempre più di resina fino all'eventuale
senescenza e/o morte. I pistilli si essiccheranno e, all'ingrossamento del fiore,
cadranno.
Se le piante femmine non vengono impollinate, e quindi
non producono semi, la quantità di resina presente sulle infiorescenze
sarà molto maggiore, e le infiorescenze stesse potranno essere composte
da molti più fiori, quindi essere più grandi. Questo perché
nel momento della fioritura le sostanze nutritive sono dirette soprattutto alle
formazioni di fiori, per permettere la rapida formazione e maturazione dei semi,
per assicurarsi la continuazione della specie.
Con l'intervento del coltivatore che elimina i maschi,
questi nutrimenti ingrosseranno le parti dove sono diretti e, visto che in queste
parti sarà iniziata la produzione di resina, questa produzione continuerà,
fino ad esaurimento della forza della pianta nel trasporto e utilizzo delle
sostanze nutritive
Per "ermafrodita" si intende un individuo
che possiede caratteri sessuali sia maschili che femminili.
Nella canapa si trovano, sia allo stato naturale, sia
coltivata, diversi gradi e varianti di piante ermafrodite (ricordiamoci che
comunque sono un eccezione). Possiamo incontrare piante maschi che portano pochi
fiori femminili (spesso sterili) insieme a quelli maschili, piante in cui si
sviluppano prima i fiori maschili e in seguito, sopra, quelli femminili (queste
piante non sono sterili e vengono utilizzate per uniformità di raccolto
nelle piantagioni industriali, ma si é visto che sia la resa -in fibra,
canapulo o semi sia la qualità sono inferiori alle migliori varietà
tradizionale, e la caratteristica di ermafroditismo scompare, per la maggior
parte delle piante, già nella generazione successiva. Sono piante buone
solo per le ditte produttrici di sementi, perché obbligano il produttore
di canapa a comprare tutti gli anni il seme). Possiamo vedere piante femmine
prima, riempirsi di fiori maschili dopo, a volte fiori maschili che escono dai
calici delle femmine, fiori maschili all'attaccatura delle foglie con il fusto
e "cime" femminili, e tutte le variazioni possibili.
Spesso, dopo uno stress di qualunque tipo, le piante
femmine mostrano fenomeni più o meno marcati di ermafroditismo.
Una pianta ermafrodita può essere molto pericolosa
in mezzo ad altre femmine: i fiori maschili che porta é facile siano
fertili e potrebbero impollinare. rapidamente tutte le femmine vicine e rovinare
un raccolto di sinsemilla o un tentativo di incrocio o selezione.
A volte alcune piante femmine non inseminate, in fioritura
avanzata, si "accorgeranno" della mancanza di maschi e, se in buona
salute, in uno
sforzo finale produrranno alcuni fiori maschili, che potranno impollinare quelli
femminili, sia della stessa pianta che di quelle vicine e far loro produrre
dei semi. In queste piante é dominante il gene femminile, e dai semi
che produrranno le piante impollinate dai loro fiori maschili nasceranno (in
condizioni ottimali di crescita) quasi tutte piante femmine, più alcuni
individui ermafroditi.
Questa caratteristica viene sfruttata da ditte produttrici
di sementi selezionate per proporre ai loro clienti semi che produrranno solo
piante femmine. Il risultato può essere eccellente, ma attenzione: alla
fine della fioritura su molte piante compariranno fiori maschili, che potranno
impollinare velocemente tutte le piante vicine. Non utilizzate mai semi di piante
dimostratesi ermafrodite: daranno una progenie instabile in quanto a tratti
caratteristici e numerosi individui ermafroditi in diversi gradi.

Il momento della raccolta delle varietà di canapa
da resina può variariare a seconda delle varietà stesse e della
qualità di resina desiderata. E importante, per poter decidere quale
sarà il momento migliore della raccolta, avere una visione di come si
formano e si degradano i vari cannabinoidi, sostanze aromatiche proprie ed esclusive
della canapa, presenti soprattutto nella resina, fra cui si trovano i costituenti
psicoattivi THC, CBD, CBN.
La diversità di effetto delle diverse varietà
di canapa dipende in massima parte dalle differenze della percentuale di cannabinoidi
presenti.
Il THC, tetraidrocannabinolo, é il costituente
psicoattivo di maggior importanza, ed ha un azione sinergica con le quantità
di CBD (cannabidiolo), CBN (cannabinolo) e altri cannabinoidi presenti.
Nello schema vediamo come il CBD si trasformi in THC,
e questo si degradi poi in CBN. Recenti studi ipotizzano che il THC si formi
direttamente dal CBG (cannabigerolo, stimato non psicoattivo), e che degradandosi
produca sia CBN che CBD.
Esistono due tipi di isomeri del THC: D-1 THC (in diverse
nomenclature é nominato D-9 THC), e il D-6 THC (oppure D-8 THC), presente
in piccole quantità. Sembra che il D-6 THC abbia meno potenza del D-1
THC, ma effetti diversi, e sia più stabile. Il D-1 THC si degrada più
rapidamente. Sembra anche (vista la sua percentuale maggiore in campioni più
vecchi) che il D-6 THC si formi dalla lenta isomerizzazione del ~-1 THC. Il
~-1 THC può costituire, a seconda delle varietà e dei tempi di
maturazione, fino al 90% dei cannabinoidi presenti.

Il CBD (fino al 50% dei cannabinoidi) ha di per sé
un'azione psicoattiva limitata, ma può reagire con il THC e modificarne
il suo effetto, specialmente in forma più sedativa.
Anche il CBC (cannabicromene, presente in quantità
limitate, fino ad un 20% max.) può interagire in sinergia con il THC
e alterarne l'effetto. Sicuramente il CBN, prodotto primario di degradazione
del THC, ha un'azione sinergica con il THC stesso e ne aumenta gli effetti "fisici".
In alcune varietà di cannabis esiste un isomero
del THC, il THCVtetraidrocannabivarolo, di solito in quantità ridotte,
ma a volte in percentuale maggiore del THC, fino all' 80% dei cannabinoidi totali,
di cui non si conosce molto, ma sembra provocare un "high" più
allegro, forse anche più rapido e più intenso negli effetti.
La psicoattività totale é da attribuirsi
tanto alla somma dei cannabinoidi, quanto alle loro percentuali.
I cannabinoidi si trovano soprattutto nella resina secreta
dai tricomi ghiandolari, che per la maggior parte sono concentrati nelle brattee
dei fiori femminili e nelle foglioline a loro intorno. Vengono continuamente
prodotti e continuamente si degradano. Un segnale del termine della produzione
di cannabinoidi é il cambiamento dell'aspetto della resina, che da trasparente
diventa prima translucida, poi opaca. Una resina trasparente chiara, bianca
o di un leggero colore ambrato, indica che la sua produzione é ancora
in corso. Q!1ando incomincia a deteriorarsi, diventa translucida e poi opaca,
di colore marrone.
Il momento migliore per il raccolto sarà quando
ci sarà la massima quantità di resina, prima che cominci a deteriorarsi
troppo. Un buon metodo di controllo si può ottenere con un microscopio
tascabile da 30x, ma ricordatevi di controllare anche dentro alle infiorescenze,
perché sicuramente la resina presente sulle parti esterne (soprattutto
nelle parti superiori della pianta) verrà degradata molto più
rapidamente a causa dell'esposizione alla luce e al calore delle lampade.
Siccome il THC presente nella resina si converte continuamente
in CBN e allo stesso tempo viene costantemente prodotto (sicuramente dal CBG,
probabilmente anche dal CBD), é importante raccogliere in un momento
in cui la percentuale di THC presente sia la maggiore possibile. Alcuni coltivatori
preferiscono raccogliere presto, quando la maggior parte dei fiori é
ancora provvista di pistilli e la pianta é nel momento del suo massimo
potenziale riproduttivo (se venisse impollinata). L'effetto psicoattivo é
più leggero, di minor durata e quasi esclusivamente cerebrale.
Altri raccolgono il più tardi possibile, quando
ci sarà la maggior quantità di resina, e il suo effetto sarà
più forte e più esteso anche al resto del
corpo (più THC totale, ma meno in percentuale rispetto agli altri cannabinoidi;
più CBN totale e percentuale).

La raccolta delle infiorescenze femminili, dove é
concentrata la maggior parte di resina, può essere fatta in due modi
fondamentali: individualmente, tagliando le infiorescenze dal ramo (o con il
pezzo di ramo) al momento della maturazione desiderata; oppure tutte assieme,
estirpando o tagliando l'intera pianta.
É da preferirsi, quando possibile, una raccolta
individuale (scalare), perché le formazioni di fiori non sono mai mature
allo stesso modo nello stesso tempo.
Nelle coltivazioni indoor, soprattutto se si lavora
con talee, c'é più uniformità di maturazione e l'esigenza
di non sprecare tempo, spazio ed energia elettrica: si provvederà alla
raccolta quando la maggior parte delle infiorescenze saranno mature, tagliando
le "cime" superiori pronte e lasciando il resto ancora per 8- lO giorni
al massimo (perché queste infiorescenze inferiori maturino rapidamente
sarà bene fornire loro 14 ore di buio e soltanto lO di luce, avvicinando
le lampade proporzionalmente alla lunghezza delle cime tagliate, per una maggiore
intensità di illuminazione).
La resa finale di infiorescenze essiccate e pulite dalle
foglie (se si è fatto un buon lavoro e si sono scelte varietà
adatte per la crescita indoor) potrà andare dai 200 ai 400 grammi per
metro quadrato, o circa un grammo per Watt impiegato dalle lampade al sodio.
Appena dopo la raccolta, i rami, le piante intere e
le sommità fiorite andranno appesi capovolti, con la parte superiore
in basso, ad una distanza sufficiente per permettere all'aria di circolare tra
loro, e all'ombra. La luce é la causa di più rapida degradazione
dei cannabinoidi: per questo é importante, dopo la raccolta, conservare
sempre le nostre piante al buio.
Essendo capovolte, le foglie presenti coprono le infiorescenze
e ne proteggono la resina. Meno le sommità fiorite vengono toccate, meno
resina viene asportata, e la nostra cannabis ne risulterà migliore sotto
ogni aspetto. Dopo la raccolta vengono rovinati più fiori per una eccessiva
manipolazione che per qualunque altra causa.
Se presenti, eventuali parti di pianta attaccata da
muffe devono essere immediatamente separate dal resto del raccolto: le spore
delle muffe potrebbero propagarsi rapidamente e distruggere mesi di lavoro e
di attesa.
Attenzione: le muffe presenti sulla cannabis possono
essere tossiche e causare vari tipi di patologie polmonari, da allergie a polmoniti.
Sono particolarmente pericolose per persone con problemi al sistema immunitario.
Controllare sempre il materiale che si sta per utilizzare,
e -se contaminato da muffe eliminarlo.
Il posto per l'essiccagione dovrà essere ventilato,
asciutto ed avere una temperatura fra i 15 ed i 25 gradi. Non fate seccare le
vostre piante negli stessi ambienti dove stanno crescendo altre piante: oltre
a rovinare con la luce quelle appena tagliate, ci sarà un forte aumento
dell'umidità dell'aria e si svilupperanno rapidamente muffe e parassiti
che attaccheranno tutte le piante presenti.
Sarà bene che le nostre cime non asciughino troppo
rapidamente: un'essiccagione lenta dà alla canapa un miglior aroma, un
gusto più armonioso e permette una maggior maturazione complessiva. Dopo
10-20 giorni (a seconda della temperatura, dell'umidità dell'aria e del
volume delle infiorescenze), i rametti che portano i fiori, se piegati, si spezzeranno
facilmente. A questo punto i fiori saranno abbastanza secchi da poter essere
conservati senza il pericolo di sviluppare muffe e funghi.
Deve rimanere nelle infiorescenze circa il 10% di acqua.
Se non viene mantenuta una certa quantità di acqua, la resina perderà
potenza e i fiori si disintegreranno.
Si puliscano le cime da tutte le foglie grandi e da
tutte le foglioline che non siano ben cariche di resina: le infiorescenze, se
conservate insieme alle foglie, prenderanno l'odore di queste ultime. Sarà
bene fare questo lavoro di pulizia sopra ad un setaccio con i buchi da 140-150
micron: sotto al setaccio si potrà raccogliere una resina (hashish -vedi
cap."derivati") di prima qualità.
La conservazione delle infiorescenze può avvenire
in vasi di vetro, che é il miglior materiale per conservarne intatto
l'aroma; oppure in sacchi di carta in ambiente fresco e asciutto a 10+20°C
e 50+70% di umidità relativa: in questo modo, essendo possibile la traspirazione,
sarà più improbabile lo sviluppo di muffe e le sommità
fiorite potranno sviluppare aromi e gusti non presenti in precedenza. Un'infiorescenza,
dopo la raccolta, non é più morta di quanto potrebbe esserlo una
mela. Durante l'essiccagione, e anche dopo essere stati impacchettati e rinchiusi,
i nostri fiori continueranno a maturare, come farebbe una mela, ed eventualmente
a decomporsi.
La stagionatura successiva alla raccolta fa sì
che la resina ed i cannabinoidi finiscano di maturare, ed elimina il gusto,
talvolta spiacevole, di "verde" (dovuto alla clorofilla, altri pigmenti
e alcuni terpeni, che si decomporranno). Durante questo periodo si creano nuovi
gusti e aromi, diversi dalle infiorescenze fresche. Questo processo può
durare da 2 a 6 mesi. In presenza della corretta umidità e temperatura
si ha una leggera fermentazione ("concia") in cui parte degli amidi
presenti si trasforma in zuccheri, rendendo il gusto più morbido e meno
acre.§
Si ritiene anche che la biosintesi dei cannabinoidi
possa continuare per un certo periodo dopo la raccolta. La presenza di ossigeno
nell'aria, di luce, di calore, causano una lenta decomposizione del THC in CBN;
quindi, quando la maturazione sarà completa (a seconda dei gusti personali
del coltivatore), le infiorescenze verranno rinchiuse ermeticamente e riposte
in luogo fresco o freddo e al buio. Qualcuno propone di congelare le infiorescenze
ma, al momento dello scongelamento, si staccherà la resina molto più
facilmente (buon sistema per ricavare hashish).
Dopo l'essiccagione e la maturazione, i nostri fiori
di cannabis saranno pronti per essere usati, sia a scopo sacramentale, che farmaceutico,
salutistico o semplicemente ricreazionale.
La cannabis é broncodilatatore e espettorante:
la "tosse" che spesso segue al fumare cannabis di buona qualità
(soprattutto pura, non mischiata a tabacco) non è indice di un' azione
negativa della sostanza: al contrario, con la tosse il nostro organismo cerca
di espellere sostanze estranee (polveri-catrame, ecc).
L'azione di pulizia delle vie respiratorie della cannabis
si puo notare dall' osservazione dei polmoni di chi fuma la sostanza pura (che
avrà bisogno di tossire molto meno) rispetto soprattutto ai polmoni di
un fumatore di solo tabacco: il consumatore di cannabis piu facilmente avrà
le vie respiratorie pulite, rispetto al tabagista.
Sicuramente il calore di ogni fumo (anche della cannabis)
può irritare e danneggiare le vie respiratorie, ma non ci sono prove
di correlazione fra il fumo di cannabis e danni polmonari; anzi esiste una vasta
letteratura medica a favore dell' uso della sostanza, anche fumata, per la cura
di numerose malattie.
L a massima produzione da un impianto indoor si ha
quando esiste la L possibilità di attrezzare più ambienti per
le diverse fasi di sviluppo
delle piante.
Ci dovrà essere:
-un'area per le piante madri, di dimensioni appropriate
(soprattutto in altezza- almeno 3 metri per piante alte poco più di 150
cm), illuminata per 18 ore al giorno da lampade a io duri metallici da 1000
Watt ole al sodio da 600 (scegliete quelle con più emissione di blu).
-Una zona per la radicazione delle talee e i primi stadi
di germinazione e di crescita delle piantine nate da seme, generalmente ricavata
con ripiani e scaffali nello stesso ambiente delle piante madri, illuminata
da tubi fluorescenti a luce bianca o azzurro-verde, e con condizioni di umidità
maggiore, che si ottengono con l'uso di fogli di plastica trasparente davanti
agli scaffali.
-Un'ambiente per la crescita vegetativa, illuminato
da lampade a ioduri metallici al al sodio, che sia di dimensioni pari ad almeno
la metà di quello di fioritura.
-Ed infine un ambiente dove le lampade al sodio "sparino" all'incirca
50000 lumen per metro quadrato per 12 ore al giorno. In questo stesso ambiente,
o in altro separato, si possono utilizzare scaffali illuminati da lampade fluorescenti
con luce rossa, anche qui per 12 ore, per determinare- tramite talee -il sesso
delle piante da seme.
Con un impianto del genere in funzione in tutte le sue
parti, ci sarà ad un certo punto una produzione continua di talee, un
continuo trasporto di vasetti con talee radicate o giovani piantine nella camera
di crescita, un continuo trasferimento di piante pronte a fiorire nella stanza
di fioritura, ed una continua raccolta di piante che saranno mature.
La produzione, quando si saranno trovate le "madri"
ideali, potrà essere molto alta, fino a 2 chilogrammi di infiorescenze
femminili secche e pulite per metro quadrato (si consideri la sola area di fioritura)
all'anno.
Gli inconvenienti di un impianto del genere sono: la necessità
di un controllo costante su tutte le parti dell'impianto, la necessità
di tempestività di intervento per ogni lavoro, e il pericolo di infestazioni
di parassiti, che con condizioni climatiche costanti e per periodi prolungati,
potrebbero obbligare a bloccare la produzione per poter procedere ad un risanamento
dei locali.
La possibilità di una raccolta continua é
utile soprattutto per una produzione commerciale, con necessità di rifornimento
continuo e di qualità costante.
Esiste la possibilità, una volta raccolte le
infiorescenze, di far tornare quello che resta delle piante in fase di accrescimento
vegetativo, e, una volta cresciute nuovamente a sufficienza, di ottenere una
seconda fioritura, oppure di utilizzarle come piante madri.
La tecnica é semplice: si taglino tutte le infiorescenze
mature, cercando di lasciare qualche foglia (anche piccole); si trapiantino
le piante potate in un vaso leggermente più grande e si provveda ad un'abbondante
fertilizzazione azotata (circa il doppio della dose massima usata in fase di
crescita). Da questo momento si forniranno alle piante 18 ore di luce e 6 di
buio al giorno (sarà meglio, per i primi 3-4 giorni dopo la potatura,
usare luci fluorescenti, poi agli io duri metallici). In breve le piante torneranno
in fase di accrescimento vegetativo.
Con questa tecnica é meglio non aspettare che
tutte le infiorescenze siano completamente mature, perché in questo caso
la potatura sarebbe troppo severa da permettere una sicura e rapida ripresa
della pianta. Il miglior utilizzo di questa tecnica é il trapianto in
esterni di queste piantine così potate (abituare gradatamente le piante
agli ultravioletti del sole), nei mesi primaverili, da aprile a giugno. La durata
del giorno si allungherà progressivamente e le piante torneranno in fase
vegetativa. In autunno ci sarà una seconda fioritura: le infiorescenze
potranno non essere compatte come le prime, ma le piante potranno essere diventate
notevolmente più
grandi, ed il raccolto finale essere pari al primo.
Attenzione: da ogni fiore lasciato potrà partire
un ramo, cosa utile se si utilizzeranno queste piante come madri, ma che potrebbe
diventare deleteria quando le piante fioriranno, perché ci saranno troppi
rami e la pianta non avrà più la forza per crescere a sufficienza
e maturare una quantità esagerata di infiorescenze. Potare all'inizio
della crescita e lasciare crescere e ramificare i 4 rami migliori per avere
delle 'cime" di grandezza decente.
L'uso di questa tecnica per una seconda fioritura indoor
non é conveniente: i tempi per la ripresa e per la nuova crescita saranno
maggiori che da seme, e per avere lo stesso raccolto, le piante in fioritura
dovranno occupare notevolmente più spazio che nel primo ciclo.
L' utilizzo delle luci artificiali e la conoscenza
delle esigenze di luce e buio per le fasi di sviluppo delle piante di cannabis,
permette ai coltivatori di avere piante fiorite in qualunque momento dell'anno,
cosa che in natura avviene soltanto in autunno.
É possibile, grazie a questa conoscenza, utilizzare
luci e coperture in una serra solare, e, aumentando o diminuendo le ore di luce
e buio, avere le stesse possibilità di un ambiente illuminato da sole
luci artificiali (per le ore in più saranno sufficienti luci fluorescenti).
É possibile anche far crescere le piante con
un ciclo di 18/6 ore di luce/buio con luci fluorescenti e/o a scarica e poi
trasferirle in esterni per la fioritura. Il periodo in cui questo trasferimento
é possibile dipenderà soltanto da una temperatura esterna accettabile.
Dall'equinozio d'autunno a quello di primavera (21 settembre- 23 marzo) le piante
fioriranno rapidamente da sole; durante tutto il periodo dalla metà di
marzo a fine settembre bisognerà fare in modo che le piante ricevano
soltanto 12 ore di luce e possano avere 12 ore di buio completo. Utilizzate
coperture con la faccia esterna chiara, per evitare un surriscaldamento delle
piante sottostante e date possibilità alle piante stesse di respirare.
Con questo sistema le piante impiegheranno lo stesso
tempo a fiorire e maturare (se le altre condizioni di crescita saranno simili)
che se sotto le lampade.
Attenzione! Bisogna abituare le piante gradualmente
agli ultravioletti del sole, se no si brucerebbero tutte le foglie (diventerebbero
bianche) e la pianta morirebbe. Coprire le piante di giorno con reti ombreggianti
e/o teli di plastica trasparente (senza appoggiarli alle foglie!) per almeno
10-14 giorni e scoprire gradualmente dopo i primi 4-5 giorni.
Mentre in condizioni naturali la pianta di canapa é
considerata un diserbante e insetticida naturale, e perlomeno raramente si hanno
danni di gravi entità dai patogeni della canapa, in coltivazioni in ambienti
chiusi un qualsiasi parassita della pianta, in assenza di nemici naturali ed
in condizioni climatiche costanti, può diventare in breve tempo un'epidemia
e distruggere un intero raccolto.
Principalmente ci sono due tipi di nemici della canapa
indoor: insetti e funghi, oltre ai roditori (topi, ratti e talpe) e al più
grande pericolo per le nostre piante: l'uomo ladro o proibizionista (doppio
pericolo!).
La miglior misura di prevenzione contro ogni infestazione
di insetti e/o muffe (funghi microscopici) e altri microorganismi (principalmente
virus, i batteri non producono danni di rilievo nella canapa), é la pulizia,
che deve essere sempre accurata e regolare degli ambienti, dei vasi, del terreno,
degli attrezzi da lavoro e del coltivatore stesso e dei suoi vestiti (é
facile portare con sé microorganismi o larve di insetti dall'esterno).
Indispensabile sarà anche una buona e continua
ventilazione dei locali, con un tasso di umidità che non superi il 60%
(soprattutto in fioritura) ed una temperatura non eccessivamente alta (max.
25 Cc): queste condizioni si realizzano con l'uso di un ventilatore oscillante,
che mantenga l'aria in circolazione e di un estrattore che ne permetta il continuo
ricambio.
La scelta di varietà conosciute come resistenti
agli attacchi di muffe e marciumi sarà un altro fattore, soprattutto
indoor, di primaria importanza.
Se le piante avranno una rapida partenza, una crescita
vigorosa e saranno in buona salute, il loro sistema difensivo (immunitario)
sarà più forte e difficilmente saranno vittima di infestazioni,
mentre se avranno dei ritardi nella crescita o problemi di salute, saranno più
facile bersaglio di parassiti. Se si dovessero notare piante con sintomi di
attacchi parassitari, sarà bene allontanare immediatamente gli individui
colpiti dal resto della piantagione.
Un attacco di botrite (muffa bianca, presente nell'aria
in tutto il mondo, che provoca nella canapa i maggiori danni) può colpire
le piantine appena nate e provo carne l'avvizzimento e la morte (anche altri
tipi di funghi hanno questi effetti), infettare lo stelo con formazione di uno
strato di muffa e, caso più frequente e più grave, l'infestazione
delle infiorescenze in via di maturazione.
Alcuni funghi possono provocare il marciume delle
radici (le parti aeree della pianta ingialliscono e seccano), ed altri comparire
sulle foglie: in entrambi i casi ci sarà un eccesso di irrigazione, o
nel vaso o fogliare.
Il mal dello sclerozio colpisce i fusti, che
prima si macchiano di bianco, poi si ricoprono di un micelio cotoniforme chiaro
e la pianta muore al di sopra della lesione.
É anche possibile un attacco di peronospera,
i cui sintomi sono macchie di varia forma sulle foglie, le lamine fogliari colpite
si incurvano e prendono dapprima un colore violaceo, poi seccano. La peronospera
si tratta con prodotti a base di rame, ma se le piante sono in buona salute
difficilmente ne saranno colpite.
Per la lotta alle muffe: tagliare ed allontanare
immediatamente dalle piantagione tutte le parti di pianta colpite e i tessuti
sani a queste adiacenti, disinfettare gli attrezzi da lavoro ed eseguire un
trattamento a base di zolfo in polvere. Evitare di irrigare con acqua fredda,
eliminare tutte le foglie morte o completamente ingiallite, favorire una miglior
ventilazione ed un miglior ricambio di aria, evitare stress idrici (terreno
troppo secco o troppo bagnato), evitare carenze nutrizionali ed introdurre nel
terreno di crescita soltanto materiale organico completamente decomposto. Disinfettare
le pareti, il soffitto ed il pavimento dei locali dopo ogni tornata di piante,
evitare che nei locali ci sia acqua in ristagno o marciumi di qualunque tipo
su qualunque materiale. Utilizzare terreno nuovo per ogni piantagione, il terreno
vecchio sarà un ottimo ammendante per l'orto, il giardino o una coltivazione
in piena terra.
Per quanto riguarda gli insetti, le misure di
prevenzione sono le stesse che per le muffe, con la differenza che in genere
gli insetti amano un clima caldo, e più asciutto di quanto sia l'ideale
per le muffe.
Gli insetti più comuni indoor sono: gli acari
(ragnetti rossi, che a volte sono marroni o neri), spesso invisibili fino alla
comparsa dei primi sintomi sulle foglie basse, in cui appaiono piccole macchie
bianco- giallognole, segnale che nella pagina sottostante ci saranno questi
parassiti che stanno succhiando la linfa.
Gli stessi sintomi possono essere causati da microscopiche
mosche bianche (farfalline), che ugualmente vivono sotto alle foglie, e
volano via se le foglie vengono agitate. Le loro larve rilasciano una sostanza
zuccherina sotto alle foglie che può attirare muffe.
Anche gli afìdi (pidocchi delle piante)
sono sovente causa di infestazione, ed oltre a nutrirsi della linfa, secernono
una sostanza dolciastra e appiccicosa che rovinerà le piante; gli afidi
possono trovarsi facilmente anche in mezzo alle infiorescenze.
Alcune specie di cocciniglie si attaccano sui
gambi o alle foglie. Raramente si trovano in interni (in esterni si notano facilmente),
assomigliano a "bottoni" piccolissimi e sono relativamente dure. Non
arrivano ad uccidere la pianta, ma possono debilitarla notevolmente.
Se il controllo é costante (deve essere
costante), si noteranno i primi sintomi all'inizio dell'infestazione, e si elimineranno
i parassiti a mano o con una spugna, meglio se inumidita con alcool per uccidere
immediatamente gli insetti (lavare abbondantemente poi le foglie così
trattate con acqua fresca- l'alcool e le sostanze grasse sciolgono la resina).
Se l'attacco continua, sarà necessario ricorrere
ad un prodotto in grado di eliminare gli insetti: l'utilizzo di un insetticida
chimico può provocare danni anche gravi alle piante cresciute sotto le
luci artificiali ed in ambiente ristretto, e sicuramente ci saranno residui
nel materiale che vorremo usare dopo la raccolta. Per non provocare danni alla
vostra salute, oltre che alle piante, non usate mai pesticidi di sintesi.
Alcune ditte pubblicizzano predatori naturali di questi
insetti, ma per la velocità dei tempi di coltivazione richiesti e la
necessità di un ricambio continuo di questi predatori, questo sistema
di lotta é valido principalmente in caso di locali predisposti per una
raccolta continua a scopo commerciale.
Si possono preparare insetticidi naturali con tabacco
macerato, macerato di ortiche, soluzioni diluite (10% max.) di alcool e/o saponi
biodegradabili; in genere questi preparati sono discretamente efficaci, ma il
miglior insetticida naturale é il piretro (se trovate in commercio insetticidi
al piretro, controllate che non siano piretrine sintetiche, tossiche), derivato
dai fiori di una pianta africana, efficace contro tutti gli insetti (anche quelli
benefici, meno le api), ma innocuo per l'uomo. Il piretro si decompone rapidamente
(poche ore) e non lascia tracce in presenza di luce e aria. Si può preparare
un insetticida al piretro con 50 grammi di fiori di piretro secchi e polverizzati,
mescolati con un litro d'acqua e 20 grammi di sapone neutro. Dopo tre giorni
filtrare e allungare con un altro litro d'acqua.
Esistono in commercio preparati a base di erbe officinali
o/e alghe, che oltre ad essere efficaci contro infestazioni di lieve entità,
sono anche biostimolanti e rinforzano le piante. Preparati a base di propoli
possono essere efficaci contro diverse avversità delle piante, e possono
essere utilizzati anche per disinfettare il terreno.
Si possono utilizzare anche saponi insetticidi (scegliete
solo quelli derivati da grassi di piante o animali) o saponi potassici, che
oltre a essere efficaci soprattutto contro le uova dei parassiti e per sciogliere
le loro escrescenze, forniscono anche potassio alla pianta.
Non utilizzate alcun tipo di prodotto sulle piante
in fioritura. Sicuramente, anche se i fiori saranno ancora piccoli, il gusto
delle infiorescenze verrà alterato. Limitatevi ad una rimozione manuale
e a lavaggi con acqua fresca.
In una coltivazione in ambienti artificiali sarà necessaria una serie
di controlli costanti, per assicurarsi del regolare funzionamento degli
impianti, della buona salute e della crescita regolare delle piante.
Prima di ogni tornata di piante bisognerà controllare
lo stato delle lampade (le lampade a scarica hanno una vita di circa due anni,
ma sarà meglio cambiarIe dopo circa un anno di utilizzo, quando l'emissione
di luce si sarà cominciata a ridurre in modo sensibile), tutte le connessioni
elettriche, il funzionamento dei ventilatori e degli estrattori. La disponibilità
di un numero sufficiente di vasi; di terriccio, di argilla espansa, di perlite
e di materiale organico, in quantità sufficiente per tutti i rinvasi.
La disponibilità di fertilizzanti e eventuali pesticidi. Il buon stato
sanitario (pulizia perfetta e mancanza assoluta di muffe, insetti o altro di
estraneo) dei locali e la mancanza di infiltrazioni di luce nella piantagione.
La mancanza di impegni che ci possano tenere lontano dalle piante per più
di 2-3 giorni consecutivi.
Dalla posa dei semi in poi sarà necessario un
controllo costante delle condizioni di salute e delle condizioni di crescita
delle piante. Dovremo avere una visione quotidiana (o perlomeno tutte le volte
che visiteremo la piantagione) della temperatura, dell'umidità dell'aria
e del terriccio nei vasi, della presenza o meno di acqua nei sottovasi (toglierla!),
della quantità di luce che arriva alle piante e dello spazio a loro disposizione,
della mancanza di infestanti di qualunque genere e dello sviluppo costante e
progressivo di tutti gli individui, segno che le condizioni di crescita sono
regolari.
Dopo ogni rinvaso e, regolarmente, ogni settimana, verificare
che il PH del terreno si mantenga entro livelli accettabili per un corretto
assorbimento dei nutrimenti (6-7). Controllare anche il PH dell'acqua di irrigazione.
Se all'acqua vengono aggiunti fertilizzanti, controllare il PH e l'EC, operazione
indispensabile in coltivazioni idroponiche.
Sempre settimanalmente sarà bene controllare
le connessioni elettriche di tutto l'impianto e il corretto funzionamento dei
timer, accertarsi sempre che di "notte" il buio sia assoluto.
Alla raccolta, controllare che non ci siano parti di
pianta con muffe o insetti (se presenti, devono essere immediatamente separate
dal resto del materiale: potrebbero distruggere mesi di lavoro e di speranze
mentre le piante seccano, o dopo, quando viene immagazzinato il materiale).
Controllare anche le giuste condizioni del locale per l'essiccagione e dei contenitori
per la conservazione.
Attenzione: prima di cominciare una coltivazione indoor
( o a maggior ragione in esterni), controllare anche che non ci siano insediamenti
di industrie con un forte rilascio nell'atmosfera di gas solforosi e tluoridrici,
a cui la canapa é particolarmente sensibile: le foglie perdono colore
sino quasi all'imbianchimento, poi imbruniscono e seccano (non scoreggiate
nella piantagione).
Per coltivazione idroponica si intende una tecnica in cui le piante coltivate
traggono il loro nutrimento esclusivamente dalle sostanze disciolte nell'acqua
assorbita dalle radici.
Secondo me, il paragone fra una pianta "bio",
cresciuta con nutrimenti più organici possibile, di cui la maggior parte
presenti nel terreno, ed una "idro", alimentata solo con sostanze
solubili, é un poco come nutrirsi di cibi freschi, con qualche integrato
re se necessario, oppure esclusivamente con estratti (utile per un'astronauta,
ma inadatto per tutti gli altri).
Comunque, con un dosaggio sapiente dei nutrimenti, una pianta cresciuta con
metodo di coltivazione idroponica potrà avere cicli di crescita più
rapidi, una maggior resa finale ed anche una maggior concentrazione di THC della
stessa pianta cresciuta "bio" (il suo effetto sarà forse potente,
ma molto "chimico"). Per questi motivi, alcuni coltivatori preferiscono
un impianto idroponico.
Nella coltivazione idroponica l'assorbimento di nutrimenti
tramite le radici non avviene nel terreno, dove normalmente questi nutrimenti
si trovano, ma in un medio sterile, in cui, con regolarità, viene introdotta
una soluzione di acqua con le sostanze di cui hanno bisogno le piante in quel
momento.
Il medio può essere costituito da: lana di roccia
(il più usato per la radicazione), perlite, argilla espansa (il più
usato per la crescita e fioritura), ghiaia, fibra di cocco, addirittura polistirolo
a pezzetti, o qualunque materiale in grado di permettere alle radici di svilupparsi
e ancorarsi, mantenendo caratteristiche di neutralità di PH e sterilità,
senza sviluppare muffe quando bagnato.
Oppure le radici possono rimanere sospese in aria, al
buio, ed innaffiate regolarmente e frequentemente con la soluzione nutritiva.
In questo caso bisognerà ancorare in qualche modo il fusto delle piante,
per permettere loro di reggersi (coltivazione aeroponica).
Il fatto che il medio sia sterile, significa che non
contiene alcun nutrimento per le piante. Tutte le sostanze necessarie al mantenimento
e allo sviluppo delle piante, dovranno essere loro somministrate sotto forma
di soluzione liquida, che verrà assorbita dalle radici.
Questo permette un controllo ed una responsabilità
totali sulle sostanze che verranno assimilate, e la possibilità in questo
modo di sfruttare al massimo (solo con una conoscenza perfette dei bisogni della
pianta) il potenziale di accrescimento e produzione delle piante.
Il fatto che non ci sia terreno intorno alle radici,
permette loro di assorbire molto più ossigeno (molto di più, anche
del terreno più sciolto e arieggiato), e di conseguenza, la possibilità
di assorbire un quantitativo maggiore di tutti i nutrimenti e crescere più
velocemente.
I sistemi idroponici si distinguono in attivi e passivi:
in quelli passivi la soluzione non é in movimento, e viene assorbita
dal medio sterile e dalle radici tramite uno (o più) stoppino, che si
impregna di liquido e lo trasporta per capillarità verso l'alto. Questo
sistema é molto semplice, ma ha lo svantaggio di non permettere che le
radici siano più ossigenate che se cresciute in terreno naturale. E'
un buon sistema per radicare le talee.
Nei sistemi attivi, la soluzione di acqua e fertilizzante
viene ripetutamente messa in circolazione, va a contatto con le radici, una
parte di essa viene assorbita, e poi ritorna nel serbatoio di partenza (che
possa contenere la maggior quantità di soluzione possibile: non cambierà
troppo rapidamente il PH), o viene gettata. Le radici, durante le pause, rimangono
a contatto con l'aria, e possono assorbire una quantità di ossigeno decisamente
maggiore che in ogni terreno, anche il più aerato.
Il sistema attivo che può dare i migliori risultati
é costituito da una pompa elettrica, che ad intervalli regolari faccia
scorrere la soluzione per 20-30 minuti. La frequenza dei cicli di irrigazione
potrà variare a seconda del drenaggio del medio di partenza: da 2-3 volte
al giorno con un medio a lento drenaggio, come la vermiculite, a 5-6 volte o
più in caso di materiali che lascino scorrere via l'acqua rapidamente,
come l'argilla espansa per orticoltura.
Un' irrigazione dall' alto, con irrigatori a goccia,
permetterà di ossigenarsi anche alla soluzione nutritiva, e darà
migliori risultati che dal basso.
In caso di coltivazione aeroponica, la soluzione nutritiva
verrà nebulizzata sulle radici ad intervalli ravvicinati: ogni 15 minuti,
per 10-15 minuti.
Controllare continuamente il PH e l' EC della soluzione,
che potranno variare ad ogni irrigazione.
Il PH migliore per la cannabis cresciuta in idroponia é
intorno ai 6,3. L' EC dovrà cambiare a seconda dello stadio di crescita:
da 0-1 per la germinazione e l' attecchimento delle radici delle talee, a 1-2
durante la crescita, fino a 2-2,5 in fioritura.
Non fate rischiare alle piante un' overdose: se dovessero
manifestarsene i sintomi, bagnate con sola acqua fino alla ripresa dello sviluppo.
Per ogni problema di carenze o eccessi, cambiate immediatamente il fertilizzante
usato.
La soluzione di acqua e fertilizzanti deve essere controllata
continuamente e cambiata spesso (ogni settimana), per evitare un accumulo di
sali tossici e squilibri nutritivi (le piante utilizzano solo le sostanze di
cui necessitano in quel momento, gli altri fertilizzanti presenti nella soluzione
e non utilizzati potranno raggiungere rapidamente concentrazioni troppo elevate).
La temperatura dell' acqua deve essere simile a quella
dell' aria, ideale fra i 22 e i 24 cC. Se l'acqua é più calda
dell' aria ci sarà una forte evaporazione ed un innalzamento dell' umidità
relativa; se più fredda le piante rallenteranno la crescita.
Spesso le piante coltivate con metodo idroponico possono
essere carenti di calcio, che sovente non viene usato nelle soluzioni in commercio,
perché la sua presenza farebbe occludere rapidamente gli ugelli di uscita
dell' acqua negli impianti con gocciolatoi o spruzzatori individuali. Si irrighi
di tanto in tanto con una soluzione ricca di calcio e poi si lavino tutti gli
irrigatori.
La taglia delle piante coltivate con metodo idroponico
può essere contenuta più facilmente, perché non ci sarà
bisogno di contenitori grandi, con riserva di nutrimenti, e le radici potranno
rimanere in contenitori da 5 a 15 litri.
I tempi di coltivazione, con un sistema ben impostato,
potranno andare, rispetto alle stesse piante coltivate in terreno, dai 15 ai
25 giorni in meno per un intero ciclo di coltivazione, dalla posa del seme (o
dal taglio della talea) alla raccolta.
Le rese potranno essere superiori, in quantità,
fino al 20-30%, ma la qualità ...é questione di gusti.
La produzione di sementi di cannabis é un lavoro
che permette di non dipendere dal mercato, di mantenere i caratteri voluti nelle
generazioni successive o di creare nuove varietà (che potranno diventare
di mercato).
In natura il trasporto del polline prodotto dai fiori
dei maschi della cannabis é affidato al vento, nel momento dell'apertura
di ogni singolo fiore. Se in una coltivazione indoor si seguisse lo stesso sistema,
basterebbe un maschio ad impollinare decine di femmine: si avrebbero moltissimi
semi (a volte può essere utile), ma si perderebbe un possibile raccolto
di "sinsemilla".
Per avere una produzione di semi limitata al fabbisogno,
con la possibilità di controllo dei genitori e dei loro caratteri, sarà
necessario isolare le piante di sesso maschile dalle femmine, non appena mostreranno
i fiori immaturi, assolutamente prima che anche un solo fiore si apra (e rilasci
migliaia di grani di polline).
Si scelgano gli individui migliori in quanto a caratteri
genetici riconoscibili, che per le piante indoor saranno: velocità di
crescita, precocità di maturazione, compattezza delle piante e contemporanea
buona ramificazione con interno di vicini, assoluta mancanza di parassiti e
buona robustezza generale, infiorescenze più compatte possibile (vale
anche per i maschi, per fissare un carattere genetico importante in interni),
tolleranza a squilibri nello sviluppo. Fattori come il profumo, la quantità
di resina delle generazioni successive, il rapporto fiori/foglie, la grandezza
dei fiori e la potenza delle future piante sono impossibili da determinare nei
maschi, e si cercherà di portarli con il patrimonio genetico delle femmine
che verranno impollinate.
Nei maschi prescelti si formeranno grappoli di fiori,
che andranno raccolti non appena i primissimi fiorellini avranno cominciato
ad aprirsi e a rilasciare il polline. In questo momento molti fiori saranno
gonfi di polline, termineranno la maturazione seccando e si apriranno, rilasciando
il polline su una superficie ben liscia (carta oleata o plastica) che si sarà
provveduto a sistemare sotto ai fiori stessi.
Questo polline potrà essere raccolto e conservato
anche per mesi (al buio, freddo -non in freezer -, asciutto e con la possibilità
di "respirare"), fino al momento in cui le femmine prescelte per essere
inseminate saranno al massimo del loro potenziale riproduttivo, cioè
quando i pistilli visibili sulle infiorescenze femminili saranno ben formati
(e le infiorescenze saranno cresciute a sufficienza, dopo 3-4 settimane dalla
comparsa dei primi pistilli), ma ancora bianchi, segno che sono vitali per ricevere
il polline e trasportarlo all'interno del calice, dove si formerà il
seme.
Per evitare che vengano ad essere in seminate anche
altre piante femmine presenti (ricordiamoci che il polline é leggerissimo,
vola con estrema facilità e rimane vitale per lungo tempo), sarà
necessario trasportare temporaneamente le piante prescelte per produrre semi
fuori dalla piantagione, lontano dalle femmine che non devono essere impollinate.
Non sarà necessario impollinare tutta la pianta:
su di una singola infiorescenza si possono formare decine di semi, su un singolo
ramo, centinaia. É possibile, per il resto delle infiorescenze della
pianta, non venire a contatto con il polline e dare una produzione di normale
sinsemilla.
Mettere il polline della pianta maschio prescelta in
un sacchetto (di carta, per permettere la traspirazione; per rami interi vanno
bene i sacchetti dei "grissini", esistono comunque sacchetti di tutte
le dimensioni) e introdurre la parte di pianta con le infiorescenze nel sacchetto
stesso. Chiudere alla base senza strozzare il ramo della femmina (con nastro
adesivo si fa un buon lavoro), e scuotere il sacchetto (senza rovinare il ramo).
Sarà bene scegliere un ramo basso, per evitare
che il polline cada su altri rami. Eseguire questa operazione in assenza di
vento.
Dopo un paio d'ore (o poco più) togliere il sacchetto
con cautela, per evitare che il polline voli dappertutto. Lasciare la pianta
così impollinata almeno per due-tre giorni in isolamento dalle altre
e lavarla abbondantemente con acqua nebulizzata prima di rimetterla insieme
alle sue simili non impollinate, per evitare di trasportare del polline nell'ambiente
di fioritura.
L'avvenuta impollinazione si noterà dal seccare
e cadere rapido dei pistilli (2-4 giorni) e l'inizio del rigonfiarsi delle brattee
dei fiori femminili.
Dopo qualche giorno (10-15) si comincerà a vedere
il seme all'interno, e dopo circa un mese-40 giorni dall'impollinazione, il
calice comincerà ad aprirsi, per permettere al seme ormai maturo (deve
essere ben scuro, senza più parti verdi o bianche) di cadere a terra
e generare una nuova pianta.
La maturazione finale dei semi avviene durante l'essiccagione
delle infiorescenze, che conterranno sicuramente meno resina di quelle non impollinate,
ma nelle stesse percentuali dei diversi cannabinoidi.
I semi devono a questo punto essere riposti in luogo
fresco e asciutto per almeno un paio di mesi prima di essere piantati.
Con questa tecnica é teoricamente possibile incrociare
la stessa femmina con più maschi diversi, utilizzando un diverso ramo
per ogni diverso polline, ma é molto meglio utilizzare a questo scopo
diverse talee, radicate e al picco dello stadio riproduttivo, ricavate dalla
stessa "madre".
Per qualunque varietà di specie vegetale (o
animale), se la riproduzione avviene fra consanguinei (linee genetiche quasi
uguali), si hanno
un decadimento della specie e diverse aberrazioni genetiche.
Questo principio vale anche per la canapa: se si incrociano
fra loro soltanto piante della stessa varietà, si usano i semi e nella
stagione successiva si incrociano le nuove piante fra di loro, e così
via, ad un certo punto le nuove generazioni cominceranno a manifestare caratteri
che si erano mantenuti nascosti (non erano dominanti) nelle generazioni precedenti.
Oltre a questo, ci saranno numerosi individui che potranno manifestare debolezza
nella crescita, sensibilità alle malattie e avere alterazioni genetiche,
che nella stragrande maggioranza dei casi produrranno piante di qualità
inferiore.
Qando si comincia a notare la comparsa di caratteri
indesiderati, o un indebolimento delle qualità di una specifica varietà,
si può ricorrere ad una tecnica detta "backcrossing", che consiste
nel reincrociare le piante di nuova generazione con uno dei genitori di partenza,
allo scopo di rinforzare quei tratti del corredo cromosomico che si stanno perdendo.
In genere si ottiene qualcosa di leggermente diverso
dalla generazione precedente, ma molto simile nei caratteri generali.
Se per il "backcrossing" si usano gli stessi
genitori utilizzati per l'incrocio originario (mantenuti attraverso clan azioni
successive) e non soltanto piante nate da semi della stessa varietà,
la somiglianza con l'originale sarà più marcata, ma si potranno
avere più individui con alterazioni genetiche.
Se si desiderano piante esattamente uguali a quelle
che si possiedono, o si riproducono queste ultime tramite talee, oppure si fa
radicare una talea da una femmina, e poi si cerca di farle cambiare sesso. Il
sistema più facile sembra trattare la talea con una soluzione spray di
100 parti per milione di acido gibberellico in acqua per 5 giorni. Entro 15
giorni dovrebbero apparire fiori maschili.
Con questi fiori si impollineranno le infiorescenze
femminili della pianta da cui si è ricavata la talea. Se si produrranno
semi fertili, le nuove piante avranno un patrimonio genetico uguale a quella
di partenza. Condizioni di crescita diverse le diversificheranno notevolmente
comunque.
Se per ottenere una nuova generazione di piante si
utilizzano due genitori (Pl) dalle caratteristiche (e quindi dal corredo cromosomico)
molto simili, il risultante si chiamerà incrocio. Se invece le
caratteristiche dei genitori sono diverse, si otterrà un ibrido.
Avendo un corredo di cromosomi diversi, nella generazione
successiva si avrà un prevalere dei caratteri più forti, che generalmente
sono quelli che esprimono una migliore possibilità di sopravvivenza delle
piante (caratteri dominanti). Questo significa che le nuove piante, nella maggioranza
delle combinazioni genetiche (degli incroci ibridi), si dimostreranno più
grandi, più resistenti, più rapide nella crescita e in generale
più produttive dei genitori di partenza, e uniformi nei tratti e nel
comportamento.
Queste caratteristiche, vantaggiose in genere per ogni
specie vegetale, vengono dette "vigore ibrido". Il vigore ibrido viene
utilizzato per la maggior parte dei semi dei vegetali in commercio (ibridi Fl:
di prima generazione), perché vantaggioso per l'agricoltore (rese più
alte e uniformità di individui), e anche per le ditte produttrici del
seme, perché il "vigore ibrido" é presente solo nella
prima generazione e l'agricoltore, per riavere lo stesso raccolto, dovrà
comprare nuovamente le sementi.
Nella seconda generazione (F2), incrociando fra di loro
gli ibridi della prima, si ha, oltre alla perdita del vigore ibrido, una grande
differenziazione delle nuove piante, con il manifestarsi di caratteri rimasti
nascosti in precedenza (caratteri recessivi) e, per un rimescolamento dei geni,
la possibilità che appaiano tratti nuovi (come ad esempio una quantità
estremamente alta, o estremamente bassa, di THC).
Un seme "ibrido" é affidabile solo
per un anno, ma dal loro incrocio (degli ibridi di prima generazione) si può
partire, tramite attenta selezione degli individui da incrociare, per la creazione
di una varietà stabile, che abbia le qualità desiderate (devono
essere state presenti in uno dei genitori di partenza, Pl), fissate si nel corredo
cromosomico.
Una varietà stabile deve produrre uniformità
di caratteri negli individui e mantenerla nelle generazioni seguenti. Se le
scelte di individui da incrociare sono state corrette, si dovrebbe raggiungere
questo risultato entro 56 generazioni. Naturalmente, più piante si possono
avere per la selezione degli individui, soprattutto nella generazione F2, meglio
é.
É consigliabile partire con due linee di ibridi
nati dagli stessi genitori, e alla terza o quarta generazione incrociare individui
selezionati di una linea con i migliori dell'altra e viceversa (le due linee
sono necessarie quando si cerca di fissare più di un solo tratto genetico).
Le caratteristiche desiderate potranno essere rese dominanti attraverso backcrossing
con i genitori di partenza.
Raggiunto un "optimum", dopo qualche generazione
qualsiasi nuova varietà comincerà a mostrare segni di "depressione",
a cui si potrà ovviare sia ricorrendo al backcrossing, sia creando un
nuovo ibrido.
Per un'esposizione dettagliata della applicazione dei
principi della genetica, delle caratteristiche e della crescita della cannabis,
si veda la "bibbia" di tutti i coltivatori: "Marijuana Botany",
di R. C. Clarke (in inglese).
L' assunzione dei principi attivi della cannabis si
può ottenere tramite inalazione della sostanza, bruciata o vaporizzata,
oppure tramite ingestione.
I principi attivi sono presenti soprattutto nella resina
della cannabis, che viene prodotta principalmente sulle infiorescenze (grappoli
di fiori e foglioline vicine a questi) femminili. La resina é presente
anche in tutte le altre parti esterne della pianta, ma in concentrazioni molto
ridotte rispetto alle infiorescenze. I cannabinoidi si trovano anche, in piccole
quantità, nei tessuti interni della cannabis.
Questa resina conterrà fino al 50% di cannabinoidi,
ed é tradizione in alcune culture (principalmente lungo la fascia che
va dal Marocco, attraverso il Nord Africa e l'Asia minore, compresi Libano,
Grecia, Turchia e le montagne del Caucaso, fino all'Himalaya, dall'Afghanistan
al Nepal) raccogliere la resina stessa in forma più o meno pura (esente
da altre parti vegetali), che, attraverso diverse manipolazioni, darà
luogo all'"hashish".
Principalmente ci sono due modi tradizionali per ricavare
l'hashish: dopo l'essiccagione dei fiori, questi vengono passati su di un setaccio:
le ghiandole ("palline") di resina matura hanno una grandezza che
va dai 60 ai 120 micron a seconda della varietà e del grado di maturazione,
quindi i buchi del setacci dovranno essere di poco più grandi, 140 micron
é l'ideale (i setacci di metallo polverizzano più materia vegetale
e quindi danno un prodotto di qualità inferiore). Poi il materiale secco
viene scosso, e, per qualità inferiori, sbriciolato e scosso, percosso
o addirittura sfregato per provocare il distacco della resina dalle parti vegetali,
resina che passerà attraverso il tessuto assieme a più o meno
materia fogliare polverizzata. Il prodotto può essere purificato ulteriormente
(viene fatto solo per prodotti
di alta qualità) usando un setaccio con i buchi più piccoli della
resina, che lascerà passare le impurità di misura inferiore. Segue
poi una pressatura del materiale ricavato: a freddo o a caldo, a mano o con
presse.
Oppure si sfregano delicatamente fra le palme delle
mani i fiori (asciutti! deve evaporare la rugiada e, possibilmente, le piante
devono essere scaldate dal sole) delle piante ancora vive, e si stacca la resina
che é rimasta attaccata alle mani stesse. Questo metodo si usa soprattutto
in Himalaya, ed é molto laborioso: in un giorno di lavoro é difficile
ricavare più di 2030 grammi di resina di buona qualità (senza
troppi frammenti di foglie o pistilli), o più di 5-10 grammi di "crema",
resina purissima. Il prodotto così ottenuto é detto "charas".
Recentemente si estrae la resina in un modo che può
sembrare incredibile, ma che può dare le più alte rese e la miglior
qualità possibile, senza richiedere grande esperienza. Il principio é
che la resina matura é più pesante dell'acqua, e le altre parti
vegetali della canapa sono più leggere. Inoltre bisogna considerare che,
se l'acqua é sufficientemente fredda (2 gradi max.), la resina non si
attacca, né a sé stessa, né ad altre superfici fredde.
Si utilizza un secchio pieno di acqua fredda, con dentro
due sacchi (in nylon, plastica robusta, o neoprene) il cui fondo sia stato sostituito
da due filtri (nylon, poliestere o seta), il superiore con i buchi da 140-150
micron e quello sotto da 60-70 micron (si possono utilizzare anche una serie
di filtri con buchi di grandezza decrescente, per raccogliere la resina nei
suoi diversi stadi di maturazione).
Il metodo di estrazione più comune è quello
di mettere a bagno la cannabis nel secchio con i filtri e l'acqua fredda. Si
aggiungerà all'acqua il 5+ 10% di ghiaccio a cubetti o a pezzi: il contatto
con il ghiaccio facilita il distacco della resina. Si aziona poi una frusta
(a mano o elettrica) del tipo per sbattere le uova, per alcuni minuti, e si
lascia depositare il tutto per 20+30 minuti. Si avrà una separazione
del materiale, e la resina si depositerà sul filtro inferiore.
Per un prodotto di altissima qualità si bagna
e poi si fa congelare a strati sottili il materiale da cui estrarre la resina.
Si introduce il materiale congelato nel secchio con l'acqua fredda e si agita
fino a che il ghiaccio che ricopriva l'erba si sarà sciolto. Con il ghiaccio
si staccherà la resina, che tenderà ad andare verso il fondo e
si depositerà fra i due filtri.
Se l'acqua non fosse sufficientemente fredda, la resina
tenderà ad agglomerarsi, intasando il filtro con i buchi più piccoli
e rendendo più laboriosa l'operazione.
La parte più difficile sarà l'asciugare a dovere la resina, che
se rimanesse umida si deteriorerebbe rapidamente. Il risultato migliore si ha
asciugandola a mano: lavorandola fra le mani finché, dopo essere uscita
tutta l'acqua, si agglomererà da sola e sarà identica ad un vero
pezzo di hashish. Il prodotto così ottenuto, se ricavato da piante secche
sarà simile ad un hashish di ottima qualità, tipo i migliori marocchini
o afghani (si chiama ice-o-hash, dall'apparecchio in commercio per questo lavoro:
ice-o-lator); se ricavato da piante fresche, ancora vive, sarà uguale
alla "crema" di charas, e si chiama ire cream (grazie a Singa per
il nome).
Sono allo studio macchinari ad ultrasuoni e a campi
di elettricità statica per permettere il distacco della resina.
Per estrarre tutti i cannabinoidi presenti nel materiale
vegetale della cannabis, sarà necessario ricorrere ad un solvente. I
cannabinoidi non sono solubili in acqua, ma si mescolano molto bene con i grassi
organici, gli alcoli e i solventi inorganici derivati dal petrolio.
Se disciolti nei grassi organici, da questi sarà
possibile separarli solo con un attrezzatura da laboratorio, o utilizzare il
materiale per preparazioni alimentari.
Di tutti gli altri solventi, l'alcool etilico non é
il più selettivo (discioglie non solo i cannabinoidi, ma anche la clorofilla
e altre sostanze presenti nella cannabis), ma é l'unico a poter essere
introdotto nell'organismo umano in piccole quantità senza provocare forti
intossicazioni. Gli estratti ricavati con l'uso di solventi derivati dal petrolio
devono essere sottoposti a ripetuti lavaggi e purificazioni, se no i loro residui,
estremamente tossici, potrebbero provocare danni fisici anche gravi agli utilizzatori
del prodotto.
L'estratto di canapa (olio), può anche
essere usato a scopo ricreazionale, ma soprattutto é stato utilizzato
a lungo come medicinale per la maggior parte delle infermità dell'uomo
(e non solo, anche a scopo veterinario). Serve per curare qualsiasi tipo di
infiammazione, é un antidolorifico eccezionale ed un antibiotico per
uso esterno miracoloso.
L'estratto di cannabis, venduto fino agli anni '50 in
tutte le farmacie, é sempre stato fatto con alcool etilico.
Si lascia macerare (a temperatura ambiente, richiede
più tempo ma é meglio per gli aromi) in dieci volumi (per un'estrazione
completa) di alcool etilico puro (95-99%) il materiale, resina o erba (sempre
finemente polverizzata) da 5 a 28 giorni. Si filtra li tutto (insieme al solvente
e alle sostanze disciolte non devono rimanere parti solide, i filtri di carta
fanno un buon lavoro) e si fa poi evaporare l'alcool (a bagnomaria: l'acqua
evapora a 100 gradi, l'alcool a 78,3; o con un distillatore, per recuperarlo).
Evaporato tutto il solvente, sul fondo del recipiente che lo conteneva rimarrà
l"'olio", la cui composizione dipenderà da quella del materiale
di partenza, e che potrà contenere fino al 60% di resina.
Con l'erba si ottengono rese intorno al 10% e con l'hashish
del 20-25%.
AGRONOMIA di Francesco Bonciarelli, 1978, Edagricole
CALENDARIO THC (in italiano)
CANAPA: BENEFICI, POTENZIALE ECONOMICO, PROIBIZIONE
di Franco Casalone, 1995
CANAPA: IL RITORNO DI UNA COLTURA PRESTIGIOSA di P.
Ranalli-B. Casarini, 1998, Avenue media
CANAPICOLTURA ITALIANA di G. Ragazzi, 1954, Vallecchi
CANNABIS INDOOR, CANNAbooks, Nautilus, 1999
CATALOGO DUTCH PASSION (in inglese)
CATALOGO EFFETTO SERRA (in italiano)
CATALOGO SENSI SEED BANK (in diverse lingue)
GARGANTUA ET PANTAGRUEL di Françoise Rabelais,
1532
HASCHISCH, CANNABIS INDICA di Piero Arpino, 1909,UTET
HASHISH! di R. C. Clarke, 1998, Red Eye press
IDROPONICA AVANZATA: www.mariuana.it/thcello/wfarm.it
IL CANAPAJO di Girolamo Baruffaldi, 1741 IL CANAPAIO 2 di
"il Canapaio", 1995
INDOOR MARijUANA HORTICOLTURE di Jorge Cervantes, 1996,
Inn press
L'ERBA DI CARLO ERBA di Giorgio Samorini, 1996, Nautilus
MARIHUANA EN EXTERIOR di J. Cervantes, 2000, Canamo
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MARijUANA BOTANY di Robert Connel Clarke, 1981, And/or
press
MARijUANA FLOWER FORCING di T om Flowers, 1997, Flowers
publishing
MARIJUANA HYDROPONICS diDr Storm, Sensiseed Bank Distribution
RIVISTA CANNABIS (in italiano)
RIVISTA CANAMO (in spagnolo)
RIVISTA HIGHLIFE (in olandese e inglese)
RIVISTA IHA (in inglese)
RIVISTA CANNABIS CULTURE (canada, inglese)
SINSEMILLA EN INTERIOR, 1998, Discover publishers BV
(in spagnolo, olandese, inglese, tedesco)
SINSEMILLA TECNIQUE di Kayo, 1982, Last Gasp publications
THE GREAT BOOK OF CANNABIS di Laurence Cherniak, 1982,
Cherniak/Damele publishing

L'Autore