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Droga, la svolta di Fini
parola d'ordine: reprimere

Il vicepremier a San Patrignano: basta con la riduzione del danno

MIRIAM MAFAI

L'ESPORTAZIONE clandestina di capitali da oggi in Italia non è più un reato, è un peccato veniale da riparare con una modesta multa. Fumare uno spinello diventerà invece un reato grave, imperdonabile, da perseguire con pene severissime, un peccato dal quale redimersi, nella migliore delle ipotesi, accettando la reclusione in una comunità. Lo ha annunciato ieri a S. Patrignano il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, che, all'interno del governo, va assumendo un ruolo sempre più preciso e ambizioso.

Accostare i due provvedimenti, il decreto sul rientro dei capitali e la svolta annunciata da Fini in tema di lotta alla droga con il rifiuto della politica della «riduzione del danno» , può sembrare un banale espediente polemico. Non è così. In ambedue i casi infatti, la maggioranza sta dimostrando una grande attenzione e capacità di risposta di fronte alle richieste ed alle attese del suo elettorato. Da una parte infatti vengono subito premiati gli esportatori di capitali (che in questi anni, se sono vere le cifre di cui si parla, hanno gravemente danneggiato l'economia del nostro paese e tutti coloro che hanno pagato le tasse), dall'altra vengono blanditi e rassicurati quegli elettori, e non sono pochi, che da tempo chiedono una maggiore severità contro il crimine e ogni forma di devianza. Il drogato è, da questo punto di vista, l'obiettivo più visibile, più facile.
Dobbiamo quindi attenderci, secondo quanto ha annunciato il vicepresidente del Consiglio, una nuova campagna ideologica contro l'uso delle droghe, tutte le droghe, l'inasprimento delle pene nei confronti di coloro che le usano e che le spacciano, la liquidazione delle attività dei Sert e di quegli operatori del pubblico e del privato sociale che finora si sono adoperati per la «riduzione del danno» , e alla fine un sostanzioso aiuto alle Comunità, da tempo in crisi. (Non a caso del resto l'on. Fini ha annunciato questa svolta in materia di lotta alla droga dalla più nota, e più discussa di queste comunità, quella di S.Patrignano).
Questa campagna, in controtendenza rispetto alle misure adottate nella maggioranza dei paesi europei (anche in Gran Bretagna si sta depenalizzando l'uso della cannabis), non avrà, probabilmente, altro esito che quello di accentuare e rafforzare le preoccupazioni di quanti vedono un pericolo dovunque si manifestino comportamenti fuori della norma. Ora sono i drogati, domani potranno essere considerati portatori di disordine e pericolo tutti coloro che scelgono stili di vita «irregolari» , dalle coppie di fatto agli omosessuali. E non è un caso che questa campagna di «moralizzazione» venga appaltata a Storace o Fini, mentre i «liberali» come Berlusconi o Tremonti si occupano, con successo, di tutelare gli interessi degli esportatori di capitali.
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