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Certosa. Chiusa la singolare vicenda di un allevatore di
canarini. Le pianticelle erano nate dal mangime per gli uccellini gettato
per terra Assolto, quella cannabis era
«involontaria» Era accusato di coltivare canapa indiana, ma ha dimostrato
che era nata per caso
Annibale Carenzo
MILANO. Ha rischiato il carcere e la reputazione per qualche
piantina di cannabis, quelle da cui si può ricavare l'hashish e le cui
sommità fiorite possono produrre marijuana. Per fortuna grazie
all'assistenza del suo avvocato, l'uomo è riuscito a dimostrare una totale
buona fede e ad uscire pulito dalla singolare vicenda giudiziaria. Lui è
P.L., un pavese di 45 anni. Nella sua vita un hobby del tutto speciale:
l'amore per i canarini che lo porta ad allevare numerosi di questi uccelli
che espone in varie mostre ottenendo sovente premi che lo
inorgogliscono. Per alimentare questa passione si è preso una casa in
campagna dove un giorno un carabiniere, dotato di occhio professionale,
passando ha notato nel giardino proprio a fianco della strada di transito,
alcune piante di canapa indiana ed ha compilato un regolare verbale di
constatazione. La normativa in materia di stupefacenti presenta anche
dei risvolti curiosi. Chi detiene sostanze di questo tipo per l'uso
personale non è perseguibile, lo è invece chi coltiva piante da cui si
possono ricavare droghe. Denunciato all'autorità giudiziaria, l'uomo ha
spiegato che quelle piantine erano nate spontaneamente in seguito
all'eliminazione di resti di mangime per canarini, avanzi che
evidentemente contenevano sementi. Una volta nate, quelle piante erano
diventate una sorta di fiore all'occhiello per l'allevatore che pensava a
sua volta di ricavarne mangime per i suoi uccellini. Trovatosi nei guai in
maniera da lui considerata incredibile, l'uomo si è rivolto all'avvocato
Claudia Balzarini, che ha chiesto al pubblico ministero una serie di
verifiche da eseguirsi prima nei negozi dove abitualmente il suo cliente
si riforniva, sia per valutare la possibilità tecnica che da alcuni avanzi
potessero nascere delle piante. Sono stati fatti sopralluoghi, sono state
eseguiti analisi e alla fine i consulenti della procura hanno dichiarato
tecnicamente fondata la ricostruzione dei fatti fornita dall'indagato. Il
pm ne ha preso atto, chiedendo l'archiviazione del caso, perché da parte
dell'uomo non vi sarebbe stata la consapevolezza di coltivare canapa
indiana, ma solo un'erba che avrebbe poi potuto diventare mangime per i
suoi canarini. E così l'allevatore pavese è potuto uscire senza danni
dalla causa in cui si era trovato coinvolto per quelle rigogliose piantine
di cui ignorava l'effettiva natura e soprattutto la possibile
destinazione. La disavventura avrebbe potuto costargli molto cara. La
legge in materia è durissima: chi alleva piante di cannabis incorre in
pene varianti da 2 a 6 anni di reclusione.
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 Una
delle piante che erano state sequestrate a Certosa
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