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Articolo
tratto da " La Nazione " 8/7/2001
Marijuana per curarsi Ordinanza innovativa ORVIETO -
Tisane di marijuana per disintossicarsi dall'eroina. Non solo un rimedio
personale per liberarsi dalla spirale della tossicodipendenza, ma anche
un motivo valido per uscire immediatamente dalla prigione nella quale
era stata rinchiusa insieme al proprio uomo perché sorpresa a coltivare
400 piante di canapa indiana.
Il giudice per le indagini preliminari, Massimo Zanetti, non ha avuto
dubbi: la donna di 45 anni che gli uomini del Corpo forestale avevano
sorpreso insieme al convivente nel loro casale di Parrano circondato da
ben 32 piantagioni di canapa , faceva uso della sostanza stupefacente
e non certo per lo spaccio.
L'ordinanza con la quale i conviventi hanno riottenuto la libertà è, da
questo punto di vista, esplicita: «L'esame della personalità dell'imputata
consentito dall'interrogatorio, rivela che si tratta di persona mite non
dedita allo spaccio, ma all'uso personale che le consentiva, tra l'altro,
di sottrarsi al ben peggiore schiavitu' della tossicodipendenza da eroina».
La droga leggera era insomma utilizzata ed assunta dai due come una sorta
di terapia per ridurre la dipendenza dall'eroina. Un metodo che la donna,
in particolare, sta sperimentando ormai da diverso tempo, grazie soprattutto
all'assunzione delle foglie di marijuana nei cibi e nelle tisane.
Insomma un rimedio naturale sulla cui efficacia anche il giudice è stato
possibilista, pur non essendo questa l'unica motivazione alla base della
scarcerazione.
Soddisfazione per la decisione del Gip è stata manifestata dai due difensori
degli imputati: gli avvocati Claudio Dal Savio e Fausto Cerulli.
Secondo quest' ultimo si tratta di una disposizione decisamente innovativa
anche perché riconosce il fatto che la coltivazione di canapa non deve
essere necessariamente connessa allo spaccio come invece è avvenuto sempre
fino ad ora.
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