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Le Contraddizioni del Proibizionismo
 
   
 

 

Chi coltiva la canapa per uso "ricreativo" ovvero per fumarsela sa che è illegale e sa cosa rischia. Ma anche chi la coltiva per estrarne la fibra può incorrere nei rigori della legge.

 

S
ono un ricercatore del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e da più di due anni mi sto dedicando attivamente alla studio della canapa. Tra le varie cose di cui mi occupo è compreso il controllo del contenuto di THC nelle coltivazioni di canapa da fibra.

Gli ostacoli che i canapicoltori hanno incontrato sino ad ora sono numerosi, molti si stanno risolvendo, ma quello che a mio avviso sta continuando a persistere ed anzi peggiorando è il clima politico-legislativo legato alle assurde iniziative che le varie Forze di Polizia continuano a mettere in atto.
In una mia breve nota apparsa sull'Informatore agrario ho cercato di elencare la maggior parte degli incidenti che hanno coinvolto gli onesti agricoltori che hanno coltivato in modo assolutamente legale la canapa, con la speranza che questi problemi non si ripetessero.

Solo la settimana scorsa sono stato informato di un'altro caso che ritengo debba essere diffusamente discusso ed analizzato.
In una azienda che fa agricoltura biologica, su di un terreno di 1 ettaro che nel 2000 era stato coltivato a canapa da fibra da me personalmente visitato, è stato seminato del grano. In questi giorni nel campo sono emerse circa 3000 piantine di canapa che non sono più alte di 60-70 cm.

A questo punto scatta il blitz della Guardia di Finanza che con un folto gruppo di agenti effettua un controllo, fa un prelievo di parti di pianta, esegue un test colorimetrico per accertare se si tratta di canapa o altro e conferma al malcapitato agricoltore che sarà avviato un procedimento per accertare se il livello di THC è superiore al limite ammesso (che nessuna legge italiana stabilisce in modo chiaro).
Non sono valse a nulla tutte le denunce, il cartellino con le indicazioni del nome della varietà e quant'altro l'agricoltore poteva avere a disposizione per attestare che la coltivazione era stata fatta l'anno prima in modo regolare.

La critica che gli è stata mossa al momento del controllo è stata quella di non aver provveduto al completo diserbo del campo, salvo il fatto che l'avrebbe dovuto fare a mano, visto che i diserbanti in regime di coltivazione biologica sono banditi.
A questo punto sono un tantino demoralizzato perché credo che in questo caso la legge non è certo dalla parte del cittadino e anche la persona più ligia e rispettosa delle regole può incorrere in problematiche legali che quanto meno comportano stati d'animo non immaginabili, perdite di tempo assurde per l'operatore agricolo e ancor peggio per le Forze di Polizia che vengono distolte da ben altri più gravi delitti e non irrilevante uno spreco di denaro pubblico considerevole.

Probabilmente non sono colpevolizzabili i singoli, ma come spesso accade purtroppo è il sistema che non va e che per la complessità del nostro sistema legislativo non si riesce ad arrivare in tempi ragionevoli a soluzioni che interrompano disfunzioni assurde ed inaccettabili.
Le prime discussioni sul ritorno della canapa da fibra in Italia sono state avviate nel 1994-95 ed il nostro Ministero già allora auspicava che almeno 1000 ettari venissero avviati alla produzione, ma non si sono fatti i conti con le leggi e a tutt'oggi la superficie massima coltivata ha raggiunto i 180 ha con le problematiche e gli ostacoli per l'agricoltore del tipo sopra descritto.

Cosa si può fare? Quest'anno il MiPAF ha stampato e distribuito migliaia di copie di tre opuscoli che erano principalmente indirizzati ai Corpi di Polizia interessati al controllo delle coltivazioni di canapa.
In uno di questi si descrive minuziosamente le differenze tra Kenaf e canapa perché anche questo tipo di problema ha creato incidenti legali negli anni passati.
Temo purtroppo che il risultato raggiunto con questa campagna di informazione sia stato quello di far sapere ai controllori come è fatta la canapa ed i risultati di ciò stanno emergendo.

E' necessario trovare delle soluzioni altrimenti dovremo continuare ad assistere a cose ingiuste.


Grassi G.
 

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